Contro il fairplay
Una volta, ho fermato la mia auto per andare a dividere due tizi che si stavano menando. Il senso civico non mi manca. Non è che il fair play sia da buttare ma, quando assurge a moda, quando diventa articolo di giornale, quando si fa un po’ peloso, comincia a innervosirmi. Ad esempio, fermare l’azione quando c’è un giocatore a terra, è ormai eroismo, commozione, come leggere “La piccola vedetta lombarda”. Un cinema: butti via il pallone, il popolo applaude, barelle, dottori, gli altri te lo restituiscono dopo le cure del caso al “caduto” (che sta benissimo), il popolo riapplaude. Spesso finisci in prima pagina. Due balle. Non ne posso più. Certo, c’è anche chi si fa male veramente, ma sono rarità, comete, eruzioni del Vesuvio. Perciò lancio una proposta: per cinque domeniche liberi tutti, si può continuare l’azione anche con un collega a terra. Se, come credo, i moribondi diminuiranno dell’85% in un colpo, risparmieremo tempo, fatica e carta di giornale. E guadagneremo calcio.
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