Contro “Mani pulite” mozambicana
In questi giorni è ricorso il decimo anniversario degli accordi fra Frelimo e Renamo che hanno restituito la pace al Mozambico dopo lunghi anni di sanguinosa guerra civile. Oggi il Mozambico è un paese ancora poverissimo, ma con evidenti miglioramenti sia in campo economico che sociale. Il problema più sentito e dibattuto è quello della corruzione dei pubblici ufficiali. Recentemente ho partecipato ad una trasmissione della tivù nazionale che affrontava questo tema. Al centro dell’attenzione c’era l’iniziativa di una Ong mozambicana che si chiama “Etica di Mozambico”, e propone il pugno duro contro la corruzione, ovvero leggi più severe che prevedano il carcere per i corrotti. Io mi sono opposto apertamente, come cristiano e come uomo pubblico, a questa impostazione, suscitando non poco scandalo. Ho detto che in un paese come il Mozambico, dove insegnanti, impiegati e infermieri sono pagati una miseria, è normale che la gente chieda la bustarella, e non possiamo riempire le carceri con questi poveracci. Ma ho aggiunto che il giustizialismo è sbagliato anche nei confronti degli uomini più ricchi e più potenti, perché perseguitarli per il loro arricchimento illecito servirà soltanto a far fuggire i loro capitali all’estero e a provocare una nuova guerra civile. Il vero obiettivo, in un paese come il nostro, non deve essere la repressione, ma trasformare il maggior numero possibile di comportamenti illegali in pratiche perfettamente legali. Il giorno dopo, i giornali hanno scritto che io propongo l’amnistia per i corrotti e il dialogo con la mafia e il racket della prostituzione. Ora, se questi commentatori fossero onesti, dovrebbero riconoscere che i rapporti fra le istituzioni e i gruppi criminali esistono già, non sono io che li propongo: io propongo di arrivare ad un compromesso in base al quale i corrotti e i delinquenti otterrebbero l’immunità dall’azione legale in cambio dell’impegno ad investire le loro risorse nell’economia legale e ad accettare di agire d’ora in avanti in base alla legge. Diffido del fanatismo anticorruzione: io stesso in gioventù sono stato un idealista che condivideva le pratiche della rivoluzione anticolonialista, come quella di mandare nelle colonie di lavoro agricolo i ladri e le prostitute delle città. Pensavamo di creare dei cittadini nuovi, invece sono morti di stenti o sono andati a combattere insieme ai ribelli. Resta vero quello che scriveva Ludovico Molina, il grande teologo morale spagnolo, più di quattro secoli fa: «Morales sermones, quo universaliores, eo minus utiliores sunt, minusque veriores». Cioè: i discorsi morali, quanto più sono generali, tanto meno sono utili e veri.
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