Contrordine compagni, il sacro è di sinistra. Un marxista all’attacco dei nuovi illuministi
Si intitola Critica della ragion laica l’ultimo libro di Pietro Barcellona (ordinario di filosofia del diritto all’università di Catania ed ex deputato nelle file del Pci dell’epoca berlingueriana). Il professore è un uomo di sinistra, slegato oramai dagli establishment del potere, che da anni porta avanti una riflessione critica sulla modernità e per convesso sui destini dell’uomo. Quest’ultimo lavoro, scritto in forma d’intervista, si sviluppa concedendo al lettore lo sguardo di un uomo che s’interroga sul dolore, sul limite, che apre lo spazio e mette in campo passione e affetto. È forte la presenza di Pasolini in Barcellona, la riflessione sul conformismo, su un mondo indifferenziato che nega la contraddizione e, negandola, finisce per autoeliminarsi. Dominio della tecnica, scientismo e relativismo sono i temi messi alla berlina. La posta in gioco è alta, è il destino dell’uomo, il controllo sul vivente, così il filosofo punta il dito contro tutte le forme che portano ad una sorta di onnipotenza creativa.
L’uomo che vuole creare l’uomo, che per soddisfare il proprio desiderio è arrivato a manipolare, a farsi padrone del patrimonio genetico. Ci sono beni che, da buon marxista, il professor Barcellona ritiene debbano rimanere patrimonio di tutti perché riguardano tutta l’umanità e non possono servire per esaudire egoismi individuali, e uno di questi è proprio il patrimonio genetico. Patrimonio genetico che non è solo un dato biologico ma è la somma delle esperienze umane, che danno luogo allo statuto antropologico di una civiltà. Non usa mezzi termini, Barcellona, quando ricorda a tutti i compagni, oramai protesi verso altri orizzonti, che lo statuto antropologico nel quale siamo cresciuti è quello secondo cui i bambini nascono all’interno e in virtù di una relazione affettiva tra due figure fondamentali, la figura materna e la figura paterna. Distaccando il fatto procreativo dalla relazione affettiva e sessuale, il futuro ci consegnerà l’artificialità umana. Come è possibile immaginare che i figli possano nascere in modo astratto, solo per un desiderio, si chiede Barcellona. L’uomo non è fatto di mere reazioni chimiche e tutto quello che accade non è il semplice risultato di un determinismo flessibile come pensano i neuroscienziati. Il conflitto, intrinseco nel mistero dell’uomo e della sua nascita, è l’origine del pensiero, della passione del nostro futuro.
Tutto oggi viene nascosto sotto l’abusato termine “laicismo”, ma che cos’è la laicità? Barcellona risponde attraverso un’immagine evocativa e al tempo stesso concreta e reale. «La mia laicità corrisponde a sostare, il più a lungo possibile, nello spazio dell’interrogazione, rifiutando, il più a lungo possibile, la risposta che chiude l’interrogazione, la risposta che risolve. [.] Lo spazio dell’interrogazione è lo spazio stesso della laicità. Voglio dire di più: l’interrogazione ha origine nel sacro. E il sacro costituisce il fondamento esistenziale del gruppo umano, ciò che non abbiamo a nostra disposizione, che non possiamo predeterminare, né calcolare, che non può essere posseduto e manipolato. E quando questo accade, ne va dell’ossatura antropologica dell’uomo». Non possiamo cedere il nostro “essere” alla scienza, ammonisce Barcellona, dobbiamo resposabilizzarci, educare non accontentarci del pensiero anaffettivo che ci viene offerto. Fare i conti con la morte, con il nostro limite, con la nostra identità e con il nostro passato. Abbiamo bisogno della passione del nostro pensiero, come un bambino ha la necessità di ricevere l’affetto che non è sentimentalismo od emozione.
Barcellona conclude, senza mai citare la sinistra ma rivolgendosi ai molti che hanno assunto la modernità come paradigma, indicando una via d’uscita: «L’idea del limite è andata perduta, ed è un’idea essenziale perché, privi di limiti, perdiamo il rapporto con le generazioni, perché stentiamo a formulare una responsabilità verso il futuro». Un invito non troppo velato ad abbandonare la religione laica della modernità e del desiderio tout court, pena la perdita dell’umanità.
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