Convincili della sacralità del clima

Di Berlicche
13 Settembre 2007

Mio caro Malacoda, devo riconoscere che, dopo l’estate più fresca del secolo, rilanciare il tema ambientale denota grande sprezzo del pericolo. Di più, sprezzo del ridicolo (che è il danno peggiore, quasi irrevocabile). Ma l’idea che ti è venuta è veramente degna di plauso: i rappresentanti di dodici religioni monoteistiche in Groenlandia a pregare insieme “per la salvezza dei ghiacciai dell’Artico”. Riuniti intorno al patriarca ortodosso Bartolomeo I, che in virtù dell’iniziativa si è meritato l’appellativo di “Papa verde”, i religiosi hanno dichiarato che «è nostro compito conservare intatta questa terra sacra, in tutta la sua bellezza, per le generazioni future». Nessuno in questo caso, e anche qui è merito tuo, che abbia gridato all’ingerenza della religione in campi non suoi come la meteorologia, la scienza climatica e le politiche ambientali dei governi.
Scrivo mentre sta nevicando sulle Alpi, mentre la calotta del continente antartico si sta ispessendo e mentre le temperature medie della città di Bari (chissà perché Bari?) nell’ultimo trentennio sono diminuite (ma se il riscaldamento è “globale”, perché a Bari fa più freddo?) e mentre in Italia hanno già lanciato l’allarme influenza da raffreddamento per questo “anticipo d’autunno”. Come spiegano i giornali che si occupano dell’argomento, il ghiaccio del Polo Nord è destinato a dimezzarsi entro il 2050 e a scomparire del tutto entro la fine del secolo, fatto che comporterebbe se non la fine del mondo, almeno la sua caduta in uno stato di coma irreversibile. Profezie che ricordano tanto quelle di Charles Taze Russell, il mitico fondatore dei Testimoni di Geova, uno che di fini del mondo se ne intendeva. Ma il concetto su cui vorrei che tu ti concentrassi è quello individuato dall’aggettivo usato dagli oranti “per il ghiaccio artico”: questa terra va conservata “intatta”. Cosa vuol dire intatta? Vuol dire forse che la terra è eterna, sempre uguale a sé stessa, immutabile, non destinata alla corruzione, senza fine e quindi anche senza un fine? E se gli uomini devono conservarla intatta, come s’è permessa la terra di cambiare così tanto nel corso dei millenni? Un vero capolavoro di smemoratezza, uno svilimento totale di ogni tipo di cultura (e di coltura), un prodigio di irreligiosità insinuato nelle menti dei capi “di dodici religioni monoteistiche”. L’uomo come pervertitore della sacralità della terra, talmente potente da poterla distruggere; quel piccolo essere insignificante, incapace di decidere per se stesso, incapace di arrivare sano a sera senza prendersi un raffreddore. però così potente da avere nelle sue mani i destini del mondo: accende il termosifone e l’orso polare muore su una spiaggia brasiliana, trasportatovi dalla piena provocata dallo scioglimento dei ghiacci.
C’è solo una cosa, non detta, ma che potrebbe rivelare un altro senso della preghiera artica: che le emissioni umane c’entrino poco, che il destino del mondo sia nelle mani del Nostro Nemico, che anche il destino degli uomini, tutti e ciascuno, sia nelle Sue mani. Ma se è così dovrebbe intercedere presso di Lui perché non scoppi il Vesuvio, perché non si stacchi la faglia di Sant’Andrea (se proprio devono occuparsi della natura e non delle anime loro affidate). Tu invece continua a suggerire loro che fa caldo, è un modo per allenarli al clima in cui li accoglieremo.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche

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