Coraggio Walter, dì qualcosa di veramente “americano”

Di Cominelli Giovanni
11 Ottobre 2007

La disordinata marcia di avvicinamento alle primarie del Pd assomiglia parecchio a quella raccontata nel film western comico del 1965 La carovana dell’alleluia. Il colonnello Burt Lancaster deve difendere con i cavalleggeri un carico di whisky destinato ai coloni del Colorado e insidiato dai pellerossa (sinistra radicale?), dai puritani della Lega della Temperanza (nostalgici del socialismo europeo?) e dalla milizia civile (Grillo?). Se alla fine del film l’alcol rende tutti un po’ troppo allegri, non pare che questo sarà il finale del 14 ottobre. I pellerossa e i puritani attaccano il Pd, perché sarebbe un partito all’americana, tutto palloncini, coriandoli e majorettes. Ma i partiti americani che stanno andando verso le nomination dispongono di issue di fondo, visibili e dirimenti, sia in politica estera sia in politica interna. Il Pd appare viceversa a metà tra una sfilata di vestiti vintage e una di Dolce e Gabbana. Intanto, nella speranza non confessata che, una volta al governo, si disporrà del consenso per sciogliere i dilemmi, essi non vengono formulati in termini chiari e distinti e dotati di risposte univoche. No, il Pd, ahinoi, non è un partito all’americana. È un italianissimo partito alla moro-dorotea. La “bella politica” che Veltroni sta vendendo in giro sulle piazze del paese consisterebbe, in primo luogo, nel dire la verità al paese sulla sua crisi antropologica profonda, sull’insostenibilità di un’economia controllata per metà dallo Stato, sul peso insopportabile di un enorme apparato pubblico inefficiente, sul Sud che va alla deriva, sulla gerontocrazia sociale, culturale e politica pervasiva, sul sindacato che fa il convitato di pietra onnipresente.
Una diagnosi severa e le medicine amare. È ciò che ha fatto Sarkozy. Non che manchino frammenti di proposte, ma emergono avvolti da toni tra il soteriologico, il parenetico, l’ecumenico. Continua a pesare dentro il Pd l’eredità di antiche culture politiche – la diversità berlingueriana, lo statalismo cattolico, il meridionalismo miserabilistico – sulle quali vanno a giustapporsi strati di americanismo alla Alberto Sordi. L’americanismo dei Repubblicani e dei Democratici ha basi di etica pubblica più solide, dispone di istituzioni che funzionano secondo il principio del check and balance, una classe politica perennemente sotto controllo pubblico, dei media non foraggiati dallo Stato. Coraggio Walter! Dì qualcosa di veramente “americano”!

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