Corsi e ricorsi della Russia

Di Martynov Ivan
25 Gennaio 2001
Per un Bush che sale al trono in America con tanta voglia di chiudere i rubinetti dei finanziamenti a Mosca, in Russia c’è un Putin che entra nel suo secondo anno di mandato con tanta probabilità di durare a lungo. Dopo i “torbidi” è ricominciata “l’era della stagnazione”. E mentre Mosca torna a vivere ai ritmi della sua sterminata provincia, i russi continuano esercitare la loro millenaria virtù: la pazienza

Mosca. Il gioco cambia. Arrivato Bush l’America sembra ritrovare la vecchia arietta di guerra fredda. L’arresto da parte della FBI dell’ex tesoriere del Cremlino Pavel Borodin potrebbe essere un segnale interessante in questa direzione. Ma comunque sia, in qualunque modo sia stato costruito il caso (nessuno qui a Mosca crede che l’amministrazione Clinton, la Cia, l’Fbi non sapessero per tempo di come si andasse organizzando il comitato di affari all’ombra di Eltsin e nessuno è convinto che lo scandalo sia venuto alla luce semplicemente per le inchieste di un procuratore russo, di un giudice svizzero e di un giornalista del Corriere della Sera) e comunque si risolva “l’incidente” (che per la Russia è ovviamente di natura “diplomatica”, per l’Fbi di pura e semplice “polizia internazionale”), il messaggio è chiaro: la nuova Amministrazione americana non ha alcuna intenzione di continuare a recitare la parte dell’innamorata del Cremlino, né (soprattutto) di mantenere quel flusso di aiuti economici e finanziari che, in assenza di radicali riforme del sistema ereditato dal comunismo, nell’ultimo decennio hanno contribuito a evitare il tracollo dell’economia post-sovietica. D’altra parte, l’omologo russo di Bush, va assumendo sempre più un profilo politico di leader che ben si presta a calcare la parte del vecchio avversario dell’”arroganza capitalista yankee”.

Il primo anno di Putin? Sembra un secolo
All’inizio del secondo anno del regno putiniano, appare evidente una sensazione diffusa, come se dal governo di Eltsin fosse passato non un anno, ma un intero secolo, giocando sulle suggestioni del passaggio di millennio. E non tanto per l’intensità degli avvenimenti trascorsi durante l’anno giubilare, che in realta’ è stato l’anno piu’ tranquillo dell’ultimo decennio; anzi, la caratteristica principale del passaggio di poteri tra il primo e il secondo presidente della Federazione russa è stata proprio la stabilità, contrapposta all’incertezza precedente. La sensazione popolare si basa in verità sull’avverarsi di una parabola, iscritta geneticamente nel senso storico dei russi: ai “torbidi” segue sempre una “stagnazione”, così come a una breve estate succede sempre una lunga notte invernale. Pochi infatti dubitano del fatto che lo “zio Volodja” rimarrà al potere molto, molto a lungo.

Un freno alle riforme (però anche in Russia ora c’è il Codice Fiscale)
Lo stesso improvviso rallentamento del processo di riforme (in tutto l’anno Putin ha preso una sola decisione: nominare sette super-governatori, limitando contemporaneamente il potere dei capi regionali, e il parlamento ha approvato una sola legge importante, il Codice fiscale), in realtà viene letto come un segno positivo: non essendoci più alcuna fretta, si può dilazionare tutte le decisioni nei piu’ svariati piani quinquennali, o magari decennali (è la richiesta fatta da Putin ai suoi numerosi gruppi di esperti e consiglieri: spiegare “come sarà la Russia tra dieci anni”). L’assenza di fretta, in un paese che si estende su un quarto delle terre abitate, è un elemento semplicemente naturale. Anche i più radicali e improvvisi cambiamenti rimangono di solito segregati all’area “dentro la circonvallazione”, vale a dire al centro di Mosca, mentre già nella periferia della capitale comincia “la provincia”, dove si vive ancora con i ritmi dei romanzi di Tolstoj.

Ritorno alla Russia (che mostra il sedere all’Occidente)
Ritornando a respirare con scansioni naturali, sono automaticamente scomparse tutte una serie di problematiche “sociali”, prima tra tutte l’indigesta pratica della “concorrenza”, politica, economica, religiosa o quant’altro. E non è da dire che si sia instaurata una forma di dittatura, se non, per dirla con Putin, “la dittatura della legge”; soltanto è bastato appellarsi allo “spirito di unità'” della popolazione per semplificare di molto la vita della societa’, livellando qualunque forma di diversità con un movimento spontaneo, come quello che evita l’avversario girandogli le spalle, senza preoccuparsi delle conseguenze. L’aveva già affermato Pietro il grande: l’Occidente ci sarà utile per una trentina d’anni, poi gli mostreremo il sedere. Stavolta sono bastati meno di dieci (e anche allora non si arrivo’ a trenta). La Russia ha già preso tutto quello che gli serviva, senza guardare troppo per il sottile (ora infatti si sta disfacendo di buona parte del raccolto). Così l’America sembra aver capito il segnale e, sia pur a fatica, ha rimesso al loro posto i buoni vecchi marpioni che giocavano a battaglia navale (nucleare) con i generali russi, i vari Cheeney, Card, Rice e Powell; c’e’ perfino di nuovo un George Bush, sembra proprio una rimpatriata. Del resto Gore, che aveva giocato nell’epoca di Eltsin un ruolo importante nella collaborazione russo-americana, impersona un tipo di relazioni assai indigesto per l’attuale dirigenza russa, in cui gli USA fanno la parte dell’istruttore severo e Mosca quella dello scolaretto diligente.

Il Capo non sbaglia mai (e comunque è dalla parte giusta)
È giusto il momento di ripetere la vecchia canzone: al quasi novantenne Sergej Michalkov, compositore delle parole del vecchio inno sovietico, è stato chiesto di riadattare il testo, ed ecco che all'”indistruttibile unione dei popoli fratelli” si sostituisce “l’unione secolare dei popoli fratelli”, e al “partito di Lenin” la “saggezza popolare donata dagli avi”, con la quale é stato salutato trionfalmente il nuovo millennio: il comunismo si é trasmutato nella “nuova era”, nello spirito dell’eternità immutabile. Il cristianesimo russo, in fondo, aveva sempre conservato una forte tensione escatologica e millenarista, a cui i bolscevichi avevano dato una forma anche più consona del vecchio marciume zarista. Il nuovo millennio ha quindi il sapore del “regno di giustizia”, in cui si rende evidente ciò che già era stato rivelato. Secondo un’opinione assai ripetuta nei vari bilanci del primo anno putiniano, il presidente “non fa errori, perche’ non odia il passato”, né quello vicino né quello più’ lontano. E anche se di errori ne commette una caterva, “la prospettiva é sempre quella giusta”. Perfino il profeta russo del risveglio della coscienza, l’eroe del dissenso Aleksandr Solzhenitsin, ha dato la sua benedizione, raccomandando a Putin di dare piena soddisfazione alla dimensione “locale” della vita della società russa, nel senso di difendere il villaggio dalla tracotanza dei boiardi.

Anno 2001, l’odissea continua
Si apre comunque un anno difficile per l’economia russa, che ha potuto godere della “manna petrolifera” dell’ultimo anno e mezzo, e che ha scialato senza troppo criterio i petrodollari che entravano a fiotti più che altro per consolidare il potere centrale e coprire le voci di bilancio più derelitte, come le pensioni e gli stipendi statali. Del resto, non è colpa dello Stato se nessuno ha approfittato per rilanciare gli affari e la produzione; anzi, è proprio Putin a prendere per la manina gli industriali “buoni” nei viaggi all’estero, per fargli concludere qualche contratto, mentre gli oligarchi “cattivi”, volenti o nolenti, si sono già’ trasferiti nelle loro ville in Spagna o in Florida, dove si godono chi l’anticipata pensione, chi gli arresti domiciliari. Il peggioramento della congiuntura economica permetterà di esercitare la virtù russa che più si adatta al lento ritmo naturale, la pazienza: attendere tempi migliori è più umano che adattarsi alla molteplicita’ indecifrabile.

Il potere
A un certo punto molti si erano illusi che il Presidente non esistesse più come centro di potere. Io farò semplicemente in modo che nessuno abbia più tali illusioni.
Vladimir Putin

La gloria
Compito del leader è predisporre gli obbiettivi comuni, fare una squadra, assegnare a ognuno il posto che gli compete, aiutare a credere nelle proprie forze
Vladimir Putin

I banditi
I banditi ceceni saranno annientati. E chiunque prenderà in mano le armi verrà annientato
Vladimir Putin

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