CORTINA DI METALLO

Di Bracalini Paolo
09 Giugno 2005

E’ forse ora di chiedersi non cosa dobbiamo fare noi per l’euro, ma cosa può fare l’euro per noi. I dubbi cominciano a venire, e seri. Abbiamo appreso dallo Stern che il 56 per cento dei tedeschi rivorrebbe il marco. Ma non è solo questione di Volk. Il filo logico che porta alla defenestrazione della moneta unica l’ha descritto un economista della Dresdner Bank: «Come possiamo sconfiggere la disoccupazione? Se la strategia di Lisbona non è sufficiente, potremmo allora abbandonare il patto di stabilità? Quando poi non ci sarà più il patto di stabilità, a cosa servirà più la Banca centrale europea? E senza Bce, non c’è più euro». Aggiungendo poi qualche anno all’attesa del tramonto unico Ue. Ma altri esperti sono meno probabilisti. Peter Morici dell’University del Maryland: «L’euro non è all’altezza dei fondamentali problemi di crescita che affliggono l’Europa. Infatti, costringendo economie geograficamente così diverse in un’unica politica fiscale e monetaria, frena la crescita dei paesi europei».
Se l’eurozona è un pantano per i paesi fondatori è, invece, un vero affare per i neomembri dall’Est. Estonia, Lettonia e Lituania non vedono l’ora di entrare nell’euro. Così sognano anche altre repubbliche ex sovietiche. Sull’Europa, con l’euro, è scesa una cortina di metallo.

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