Così la vede Costa-Gavras
«C’è uno Stato che dice di rappresentare Dio e detiene anche un potere temporale che entra in relazione con l’umano e promette giustizia, pace, amore. Ma nel momento in cui questo potere, in un frangente terrificante come allora e in altri come oggi, non insorge contro la barbarie, tradisce l’uomo». A parte la farraggine, Costantin Costa-Gavras non è forte né in storia, né sull’attualità: in più di una circostanza di sofferenza, l’unico a levarsi in difesa dell’uomo (anche non cristiano) è stato Papa Giovanni Paolo II, quell’emblema del dolore colmo di speranza che nemmeno una pallottola, il cancro e il Parkinson riescono a fermare. Chi è che tradisce l’uomo?
Manovre e manovrine
Sornione, nell’intervista rilasciata a Sette del Corriere della Sera (28-3) il regista greco-francese affonda il coltello solo un po’. Le polemiche suscitate dal suo film Amen (illustrato da Oliviero Toscani con l’invenzione di una croce cristiana che si muta in svastica) sono pubblicità gratuita, ma è bene non esagerare. Da cineasta a gran maître di strategia mediatica, Costa-Gavras rifiuta le fole di John Cornwell, ma non rinuncia al livore.
Dei molti ebrei salvati da molti cattolici, laici ed ecclesiastici, dice: «dalle fonti storiche non risulta esservi stato un ordine preciso» del Vaticano. Interessante: anche perché poco oltre sottolinea di aver rifiutato il consiglio degli storici giacché «il rapporto tra cinema e storici è delicato». Anche a prezzo della più palese menzogna? Ci solleva, in extremis, una sua dichiarazione conclusiva: «Non ho voluto fare un film storico: questa è solo una mia interpretazione, da cineasta, del nazismo». Noi è un po’ che lo diciamo…
Il criticatutto
Eppure Tullio Kezich — critico cinematografico, non storico —, del malevolo Il Vicario di Rolf Hochhuth da cui Amen è tratto, dice (CorSera, 23-3): «ha avviato un processo di revisione storica che altrimenti chissà a quando sarebbe stato rimandato».
Poi che lo stesso Amen è «molto ben costruito» (a Kezich sfugge come lo svolgimento coerente di una premessa falsa resti comunque un grosso errore) e che il simbolo della locandina di Toscani, «elegante sul piano grafico» (sic), «diventa grossolano e inaccettabile sul piano storico e contrasta con il senso del film». È evidente come Le limpide menti di lorsignori brancolino confuse; e come in questo culto del Caos, la prima vittima sia Clio.
Alcuni chiacchierano
La musa della storia, infatti, risponderebbe bene al Costa-Gavras del Pio XII che «resta il papa del silenzio» e del «forse se il capo della Chiesa avesse detto espressamente: salvateli!» di ebrei «ne sarebbero sopravvissuti due milioni». Non ricorda, il regista che non consulta gli storici, quel tragico 1942 in cui l’episcopato olandese condannò pubblicamente le deportazioni antisemite del Terzo Reich, causandone l’inasprimento? Si rilegga, allora, il dossier che L’Osservatore Romano pubblicò il lontano 28 giugno 1964.
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