Così Maggie sconfisse le Unions

Di Bottarelli Mauro
09 Novembre 2006

Era la fine degli anni Settanta e le trade union, le organizzazioni sindacali, facevano il bello e il cattivo tempo in Gran Bretagna, all’epoca grande malato d’Europa con tassi di crescita nulli, aziende decotte a incidere sui bilanci dello Stato e paghe completamente fuori controllo rispetto alla produttività. In una parola, l’anticamera della recessione più nera. Le aziende avevano da tempo accettato l’obbligo di assumere personale solo attraverso i sindacati come un inevitabile fatto della vita. «Così – racconta Margaret Thatcher nella sua biografia – il potere dei sindacati sui loro membri era più o meno assoluto. Alcuni datori di lavoro, desiderosi di quieto vivere, preferivano che così fosse. Ma questo significava che quando sorgeva una vertenza, il sindacato esercitava una pressione sui suoi membri che rasentava l’intimidazione». Che fare? Semplice. La Lady di Ferro mise fine a tutto questo con una legge che dichiarava lo sciopero illegale se non veniva preventivamente approvato a voto segreto dalla maggioranza dei lavoratori e rendeva i capi sindacali civilmente responsabili dei danni provocati da agitazioni non conformi alle regole. Maggie era isolata su questa posizione anche all’interno del suo partito ma non si piegò. «Tutti i miei istinti mi dicevano che avremmo trovato un forte sostegno pubblico per un’ulteriore azione intesa a ridurre il potere dei sindacati e ne ebbi ampia dimostrazione. Un sondaggio di opinione sul Times del 21 gennaio 1980 poneva ai lettori la domanda: “Ritenete che gli scioperi e i blocchi di solidarietà siano armi legittime da usare in una vertenza industriale, oppure che la nuova legge dovrebbe restringerne l’uso?”. Il 71 per cento di quelli che risposero dissero che una nuova legge effettivamente doveva restringerne l’uso». Il leader del sindacato dei minatori, Arthur Scargill, saltò sulle barricate e proclamò che mai e poi mai avrebbe tollerato un simile sopruso in nome del mercato. La lotta fu durissima: il governo impose per oltre un anno severe restrizioni al consumo di carbone e il sindacato non esitò a farsi finanziare dalla Libia per poter continuare a pagare un sussidio agli scioperanti. Le dissero di scendere a patti ma la Iron Lady sapeva che su quello sciopero si giocava tutto e fu inflessibile: alla fine gli scioperanti, regione dopo regione, cedettero e la regola che lo Stato non era più disponibile a finanziare aziende non risanabili divenne legge. Le iscrizioni alle trade union – così come il loro potere – crollarono. E l’Inghilterra cominciò a volare. P.S. Tony Blair, laburista, si è ben guardato dal mettere mano alla riforma delle relazioni industriali voluta da Maggie.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.