Cosa fare col vaccino Astrazeneca

Di Marco A. Quiroz Vitale
13 Giugno 2021
Il farmaco è fonte di rischi. Il principio di precauzione tra le incertezze della “scienza” e le indecisioni della “politica”.
Astrazeneca, un flacone del vaccino

Abbiamo appreso con sollievo che, sia pure con grave ritardo, il Governo italiano avrebbe deciso – e comunicato attraverso conferenze stampa – che Il vaccino AstraZeneca non deve essere più usato per vaccinare persone al di sotto dei 60 anni d’età, e ciò in base al parere del (Cts) Comitato Tecnico Scientifico secondo cui “il vaccino Astrazeneca è fortemente raccomandato per gli over 60, mentre chi ha meno di sessant’anni e ha già fatto una dose del siero a vettore virale farà la seconda con Pfizer o Moderna”; inoltre Roberto Speranza, ministro della Salute, assicura che provvederà  a tradurre “in una forma perentoria, non come raccomandazione” tale decisione politica (così Laura Mari su Repubblica)

In questa secca esposizione dei fatti che si sono susseguiti (apparentemente dopo il tragico evento della morte di una diciottenne genovese), troviamo come in una fotografia istantanea alcune delle principali contraddizioni di questa Pandemia, su cui occorre tentare una riflessione. Le questioni riguardano, ovviamente, il reciproco rapporto tra Scienza, Politica e Diritto.

Gli effetti avversi di AstraZeneca

Chi tra gli uomini e le donne, attoniti per il delinearsi della Pandemia, avesse cercato certezze nella scienza avrebbe commesso un errore di fondo. Il filosofo Karl Popper (La logica della scoperta scientifica, 1935), ci ha insegnato che un’ipotesi o una teoria può dirsi “scientifica” soltanto quando è suscettibile di essere smentita sperimentalmente cioè “falsificata”; paradossalmente la scienza può esprimere certezza in ordine alle proprie ipotesi teoriche solo del momento in cui sia possibile dimostrare che esse sono errate e vanno quindi sostituite con nuove ipotesi o teorie.

Come ha scritto correttamente una ricercatrice di valore come Silvia Onesti l’idea che la scienza fornisca da subito risposte certe e univoche è erronea:

«È […] importante comprendere che di fronte a un fenomeno nuovo la ricerca scientifica non può che procedere a tentoni, attraverso errori, ripensamenti e successive correzioni; che la discussione, la controversia e il dibattito scientifico sono parte integrante di questo processo di conoscenza; che i veri punti di forza della scienza non sono la verità e la certezza, ma piuttosto una gestione razionale dell’incertezza, la capacità di stimare gli errori e di autocorreggersi, imparando dai propri fallimenti».

Così inquadrato il problema, il ruolo mediaticamente assunto dal Cts si è dimostrato improprio. Ad esso ci si è rivolti come all’Oracolo di Delfi e le risposte sono state, immancabilmente, ambigue come quelle della Pizia. Nella seduta del 07/04/2021 h.19.15 il Cts scriveva «ad oggi, la maggior parte dei casi [di trombosi causate da AstraZeneca] è stata segnalata in soggetti di età inferiore ai 60 anni e prevalentemente nelle donne. (…) Al momento non esistono dati sul rischio correlato alla seconda dose in quanto al momento essa è stata somministrata solo ad un numero limitato di soggetti; alla luce dei dati attualmente disponibili non è possibile esprimere raccomandazioni circa l’individuazione di specifici fattori di rischio, e nel contempo non sono identificabili trattamenti preventivi dei suddetti episodi trombotici» (Grassetto nostro).

Il Parere conclusivo fu però favorevole a continuare a somministrare il vaccino AstraZeneca in base ad un bilanciamento tra costi (tromboembolie) e benefici (la salute collettiva?) pur con la considerazione che «tale bilancio appare progressivamente più favorevole al crescere dell’età».

Ancora il Cts nella seduta del 30 aprile 2021 scriveva in merito alla seconda dose del vaccino di AstraZeneca: «I soggetti che hanno ricevuto la prima dose di questo vaccino senza sviluppare questa tipologia di eventi, non presentano controindicazione per una seconda somministrazione del medesimo tipo di vaccino. Questa posizione potrà essere eventualmente rivista qualora dovessero emergere evidenze diverse nelle settimane prossime venture, derivanti in particolare dall’analisi del profilo di sicurezza del vaccino nei soggetti che nel Regno Unito hanno ricevuto la seconda dose».

Ciò che puntualmente si è verificato, vista la pozione assunta l’altro giorno. Cosa significa tutto ciò? Che si procede per tentativi e successive correzioni, ma la certezza, la rassicurante certezza che vorremmo raggiungere attraverso i resoconti medici e scientifici non alberga qui.

Il Principio di Precauzione

Ma se la scienza ci investe delle sue incertezze, è possibile comunque assumere delle ragionevoli decisioni?

Certo che sì!

La politica deve decidere facendo applicazione del  principio di precauzione che costituisce (anche) un principio generale del diritto comunitario in base al quale «le autorità competenti ad adottare provvedimenti appropriati» sono chiamate a decidere al fine di prevenire taluni rischi potenziali per la sanità pubblica, per la sicurezza e per l’ambiente “facendo prevalere le esigenze connesse alla protezione di tali interessi sugli interessi economici» (Tribunale CE I, 26 novembre 2002, cause riunite T-74/00 e altre, Artedogan GmbH e altri C/ Commissione delle Comunità Europee, Raccolta, 2002, II-0945).

A fine aprile 2021, le preoccupazioni per i riflessi organizzativi ed economici  conseguenti ad una riduzione del ricorso alle dosi del vaccino AstraZeneca (già acquistate e pronte all’inoculazione), avrebbero dovuto essere controbilanciate dal rischio cui si sottoponevano i cittadini, connesso con l’età e le loro patologie pregresse; sulle esigenze economiche ed organizzative della implementazione del piano vaccinale avrebbero già dovuto prevalere, da mesi, il dovere di tutelare il diritto fondamentale alla salute dei cittadini a rischio di episodi di tromboembolismi. Si veda al riguardo la Comunicazione sul ricorso al principio di precauzione, resa in tempi non sospetti dalla Commissione europea, che espressamente invitava i politici ad essere pienamente consapevoli del grado d’incertezza collegato alle risultanze scientifiche disponibili. Giudicare quale sia un livello di rischio “accettabile” per la società costituiva per la Commissione «una responsabilità eminentemente politica. I responsabili, posti di fronte ad un rischio inaccettabile, all’incertezza scientifica e alle preoccupazioni della popolazione, hanno il dovere di trovare risposte».

Cosa dobbiamo attenderci dal Governo?

Dopo alcuni mesi di paralisi e morti evitabili, il Governo sembra aver preso la strada giusta. Perché di fronte ad un rischio grave per uomini e, soprattutto donne, di età inferiore a sessant’anni corretta, conforme al principio di precauzione, è stata la decisione di non utilizzare AstraZeneca; così come, per lo stesso motivo, dovrà essere consentito il mix vaccinale cioè l’inoculazione di un diverso vaccino a chi abbia ricevuto una prima dose di AstraZeneca, ma si trovi per età o per patologia in condizione di rischio di tromboembolismi.

Come risulta, infatti, dallo studio dell’Ema (European Medicines Agency) di aprile per costoro il rischio di morire per le conseguenze del Covid-19 è uguale o inferiore a quello di morire o rimanere gravemente invalido in conseguenza dell’insorgenza di tromboembolismi (si legga il Annex to Vaxzevria Art.5.3 – Visual risk contextualisation, del 23 aprile 2021 EMA/234525/2021, European Medicines Agency).

Infine, assolutamente necessario è che queste prescrizioni siano dettate attraverso strumenti giuridici vincolanti, che offrano modelli di “comportamento certo” cui i medici vaccinatori – già vincolati dal giuramento di Ippocrate – si debbano uniformare. I diritti fondamentali dei cittadini – ed il diritto alla salute in particolare – non può essere limitato o ridisegnato da circolari ministeriali che veicolano pareri di Comitati “tecnico scientifici”, i quali a loro volta sono solo lo specchio delle (legittime) incertezze della scienza di fronte ad un fatto nuovo e imprevedibile. I diritti dei cittadini si tutelano con le leggi del Parlamento.

* Avvocato Cassazionista, Professore Associato di Filosofia del diritto presso l’Università di Milano – Foto Ansa

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