Cosa insegna la procura di Como? Un bel silenzio stampa

La stupefacente campagna di mostrificazione è iniziata, collaboriamo tutti a versare il nostro odio represso e le nostre paure più indichiarabili sulla figura di Rosa Bazzi. Lo sapete che quasi tutti i conoscenti dei Romano sono xenofobi? Perché non sviscerare la notizia pura sollecitando l’informazione più creativa su un circolo stile Ku Klux Klan che scagiona i suoi macellai colpevolizzando gli extracomunitari di tutta Erba? Infatti. Si dice che ci sia una specie di lotteria in cui il prescelto (marocchino-algerino-tunisino.) verrà mostrificato al posto dei veri assassini di sangue italiano, possibilmente padano. Poi stavolta c’è stato l’inconveniente che i veri responsabili sono stati beccati. Allora i giornali (comunisti!) sono riusciti a dimostrare l’innocenza dello straniero e il razzismo nascosto di molti erbesi. Quindi incomincia il can can delle scuse; chiediamo tutti scusa allo straniero, anche i migliori di noi colpevoli comunque di indifferenza. Morale della favola, se hai raggiunto più rimpianti che traguardi, più invidia che successo, più accidia che curiosità partecipa anche tu alla ricerca dei particolari più scabrosi del passato dei coniugi Romano per poter aiutare tutti i giornalisti a raggranellare più soldini facendo tanti articoli di grande effetto.
Massimiliano De Santis Milano

Per favore, niente moralismo spicciolo. Chi fa il mestiere di giornalista è pagato anche per raccontare queste storie e i quotidiani si vendono non perché ci scrivono i filosofi, ma perché ci scrivono i cronisti della nera. Il Corriere della Sera non è razzista, La Repubblica non è razzista, eppure entrambi hanno sbagliato titolo il giorno dopo la strage. O vogliamo dimenticare che, come purtroppo e spesso accade con la giustizia italiana, anche in questa circostanza i grandi giornali non hanno fatto altro che aderire a certi spifferi giudiziari? Che sono stati bravissimi, per carità, ma che sarebbero stati anche più bravi se avessero applicato il silenzio stampa fin dalla prima notte di questa storia. Punto secondo: di per sé non è il pre-giudizio ad essere mostruoso. Se, come nel caso, ci si trova di fronte a una strage dove l’unico sopravvissuto della famiglia è il capofamiglia è normale che le indagini partano di lì. Il pre-giudizio è un’ipotesi di lavoro. Il problema è come non farsi determinare da esso. Il problema è come non trasformare il pre-giudizio in una ricerca di capri espiatori (si veda la strampalata sentenza con cui i tribunali libici hanno condannando a morte un gruppo di infermiere bulgare). Insomma, il problema è che se il pregiudizio ce l’hanno tutti e i giornali lo risolvono ondeggiando da una parte all’altra a seconda dei venti politico-emotivi, un investigatore non può permettersi questo lusso ondivago. L’investigatore deve contrastare il pregiudizio (anche il suo) in modo sistematico e cercare soltanto i fatti. Per questo, finché un’indagine non è conclusa, poliziotti e magistrati dovrebbero osservare il più tassativo silenzio stampa.

Il lettore Stefano Morri (p. 46 del n. 13/2) sostiene che «poiché siamo in società, voglio sapere chi sono i miei soci». E sia pure, ma da questo a pretendere che i suoi «soci» (in una società non passibile di scioglimento, qual è la nostra) la pensino come lui relativamente alla «sacralità della vita», ci corre. E non può pretendere di elargire «certificati di idoneità» a chicchessia; io, ateo, pretendo che il mio pensiero etico sia rispettato, fermo restando il basilare monito dettato 2500 anni fa da Confucio: «Ciò che non vorresti fosse fatto a te, non devi farlo ad altri». Il lettore Morri parla di «accordo sociale»; ma io non ho sottoscritto alcun accordo vincolante con lui, né con il suo maître à penser Ruini; la libertà di pensiero è per me fondamentale e non tollero che il signor Morri – in ossequio alla sua etica d’ispirazione clericale – me la limiti. Tolleranza, caro direttore, non è indifferenza, bensì confronto. E la società di cui facciamo parte sia il credente signor Morri sia io, ateo, non può che essere multietica (sottolineo multietica): le leggi cui io debbo sottostare come cittadino non possono essere dettate dalla Cei!
Cordialità vivissime,
Avv. Dino Bottazzi Milano

Fermo restando che il diritto naturale non l’ha inventato Dio e che anche prima di Confucio il logos greco sapeva che l’uomo è “un animale sociale”, l’avvocato Morri non ha scritto che il suo maître è Ruini e le leggi devono essere dettate dalla Cei. Questo è un sofisma cazzone che va un po’ troppo per la maggiore (come Pannella, per cui chi “non è con me è Vatican-Taliban!”), mentre la proposizione vera è che in democrazia il cardinal Ruini e la Cei sono legittimati a esprimere tutte le opinioni e le indicazioni che vogliono, esattamente come legittimati a esprimerle sono tutti gli atei mangiapreti come lei. Perciò, se lei apprezza il confronto delle idee non può pensare di confrontarsi solo con chi la pensa come la pensano i “multietici”, perché coloro che non la pensano come i “multietici” hanno tutto il diritto di dire la propria opinione, ma non quello di incidere sulle leggi dello Stato che hanno in comune con i “multietici”. Se lei mi chiede un confronto a calcetto a patto che io scenda in campo per perdere sei a zero – tanto l’importante è partecipare – io non riesco proprio a convincermi che questo sia vero spirito sportivo e democratico. Detto ciò, grazie per la verve, preferiremmo avere a che fare con tanti atei così piuttosto che con un solo cattolico adulto.

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