COSA PORTIAMO A CASA?
Una sera del Giubileo di 5 anni fa, quella della sterminata folla di giovani a Tor Vergata col Papa, Maurizio Costanzo davanti alla tv, per una volta spettatore e non mattatore, annotò: «Avanti, sapete indicarmi un uomo politico capace di ottenere una simile partecipazione? Abbiamo guardato nella stessa sera in tv le immagini scialbe e ripetitive della convention americana che deve candidare Al Gore alla presidenza degli Stati Uniti. Non si può nemmeno fare un paragone. “Cristo vi conosce a uno a uno” e noi abbiamo avuto la sensazione che fosse vero anche per chi passivamente era davanti al teleschermo».
Di tutto quel che si è sentito dire in questi giorni a commento del Papa, notazioni come questa di Costanzo – che ci sono state e sono state tantissime – restano le più interessanti. Perché colpiscono nel segno. Cioè sono vere. Vere, nel senso che indicano di un fatto il contraccolpo esistenziale registrato da parte, per così dire, dell'”uomo completo”. Vere, nel senso che non esprimono solo “opinioni”, che possono benissimo essere il frutto di ciò che si è letto o mangiato al mattino. O analisi tratte dall’archivio di conoscenze immagazzinate e rielaborate per l’occasione dalla parte destra o sinistra dall’emisfero cerebrale. O pensieri che emergono come dalle storie dell’uccellino Cipì di Mario Lodi, dove si parla tanto e non succede mai niente. No, indica che è successo qualcosa la “sensazione” detta cinque anni fa da Costanzo e diventata “metodo” nell’anonimo pellegrino toscano intervistato da un tiggì, sabato scorso in piazza san Pietro. «è qui con un gruppo? “No, sono venuto da solo”. E perché è venuto? “Perché sono ateo”. Come? “Sì, io non credo, però ho sentito che dovevo venire, dovevo vedere. E capire perché”».
Bisogna lavorare su questa “sensazione” da uomo completo, tenerla d’occhio, viaggiare sull’automobile della vita con davanti al parabrezza un cielo solo di nuvole senza mai perdere di vista lo specchietto retrovisore. Questo è il metodo veramente umano, atei o non atei, quello della memoria e della libertà, cioè del fissare, muoversi, lavorare su quella misteriosa eppure autentica, reale fonte di luce che, fosse stato anche per un solo istante, ci ha fatto dire “sembra vero, è vero!”.
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