Cosa può fare un’azienda per le famiglie

Di Luca Marcolivio
26 Febbraio 2019
L’amministratore delegato di Edenred, Luca Palermo che sarà tra i relatori del prossimo Congresso Mondiale delle Famiglie

Nota in particolare per aver lanciato il Ticket Restaurant, Edenred è anche molto di più. L’azienda si pone all’avanguardia in tema di welfare familiare e la presenza di un personale in prevalenza femminile, tra cui figurano molte mamme, ne rende testimonianza concreta. L’amministratore delegato di Edenred, Luca Palermo, che sarà tra i relatori del prossimo Congresso Mondiale delle Famiglie (Verona, 29-31 marzo 2019), ha raccontato a Tempi le prospettive e i punti di forza della sua azienda.

A fine marzo parteciperete per la prima volta al WFC: che messaggio porterete a Verona?

Edenred è da sempre impegnata a promuovere il benessere sul luogo di lavoro: a partire dall’invenzione del Ticket Restaurant®, il primo benefit sociale per i lavoratori, fino all’erogazione di piani di welfare alle aziende. Tutto questo ha una profonda attinenza con i temi di questa edizione del Congresso Nazionale delle Famiglie, perché è proprio grazie ai piani di welfare che le imprese private possono essere sempre più vicine alle famiglie nel difficile percorso di conciliazione vita lavoro. Edenred ha realizzato per i propri dipendenti e replicato per i dipendenti delle aziende clienti, numerosi piani di welfare a beneficio della genitorialità. Piani all’interno dei quali sono previsti percorsi formativi per favorire il rientro dal congedo di maternità, voucher per servizi di baby sitting, buoni per l’acquisto di prodotti per l’infanzia e molto altro, come la concessione di orari flessibili. Il messaggio che voglio portare oggi a Verona è proprio questo: la mia azienda e le aziende in generale oggi possono concorrere a supportare le famiglie – e non solo – all’interno della nuova Welfare Community. Gli strumenti esistono, sono alla portata di grandi e piccole imprese e la loro efficacia è stata ampiamente dimostrata in termini di miglioramento del benessere personale e aziendale, della produttività e, addirittura, della solidità finanziaria. Dobbiamo cogliere queste opportunità, cavalcarle e toccare con mano i benefici che producono per il singolo, le famiglie e la comunità.

Quali sono le politiche familiari della vostra azienda?

Edenred supporta le risorse nel corso di tutta la loro vita professionale. In Edenred puntiamo molto sul concetto di work-life balance. Abbiamo infatti inserito l’orario flessibile e supportiamo i nostri dipendenti con un maggiordomo aziendale che si occupa del disbrigo di pratiche di diversa natura.

Quest’anno, inoltre, abbiamo introdotto lo smartworking: due giornate al mese su base volontaria. Il nostro approccio allo smartworking implica la piena abilitazione digitale delle nostre risorse, in termini di device e di connessione. All’interno dell’azienda ci avvaliamo pertanto di tecnologie efficienti e snelle per consentire un corretto svolgimento delle attività da remoto. Inoltre, qualora la tipologia di attività svolta lo consenta, prevediamo la possibilità di ricorrere al telelavoro, con una postazione ad hoc presso la propria abitazione, per uno o più giorni alla settimana. 

Questo approccio, volto a migliorare la qualità della vita professionale, si coniuga perfettamente con il piano di welfare aziendale che abbiamo avviato nel 2018.

Quante donne e quante madri lavorano per voi?

Le donne rappresentano una percentuale significativa in Edenred, essendo più del 50% della popolazione aziendale. Abbiamo realizzato diverse iniziative rivolte sia a loro, sia a supporto della genitorialità, in particolare. Una è Genitori in Edenred, progetto rivolto ai colleghi che si trovano nella nuova condizione di essere mamme o papà, che e favorisce il benessere dei neo-genitori attraverso iniziative per una miglior conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare (incontri, counseling, smartworking). L’altra è Baby party: l’azienda, con una festa dedicata, apre le sue porte ai figli di tutti i dipendenti che possono così conoscere il luogo dove i genitori trascorrono le loro giornate lavorative. Infine, mettiamo a disposizione una summer school: si tratta di un progetto educativo estivo rivolto ai figli (in età 4-10 anni) dei dipendenti.

Cosa chiedete alla politica?

Semplificazione, flessibilità e modernizzazione del quadro regolatorio sono sicuramente necessarie nel nuovo scenario del mondo del lavoro, caratterizzato da una costante transizionalità. Sicuramente interventi importanti possono essere realizzati nell’ambito del già citato welfare mix, visto sia come strumento di conciliazione sia di vera e propria integrazione al reddito del lavoratore, consentendo una più semplice fruibilità per le PMI e allargando il paniere dei servizi fruibili. 

Più in generale ritengo che sia necessaria una collaborazione sempre più stretta tra pubblico e privato, che, già nell’ambito del welfare aziendale, si è dimostrata efficace e percorribile, per garantire ai giovani opportunità e tutele concrete. In quest’ottica abbiamo raccolto con grande entusiasmo la sfida lanciata dal tavolo di lavoro istituzionale voluto dal Ministro per la Famiglia, di cui facciamo orgogliosamente parte, per consentire il confronto e il dialogo con le imprese, nell’ambito delle politiche di conciliazione tra lavoro e cura della famiglia, natalità e maternità all’interno del contesto aziendale. Chiediamo alla politica di continuare in questa rotta e rafforzare questi canali di comunicazione importanti che creano una piattaforma di cooperazione fondamentale tra tutte le parti in gioco per il futuro del nostro paese.

Come padre, ha mai usufruito di un congedo parentale?

Ho tre figli e sebbene la più piccola sia ancora bambina, quando è nata, il congedo parentale per i papà non era una pratica diffusa in Italia. Credo che tuttora non lo sia sebbene, dando uno sguardo oltreoceano, ritenga che Mark Zuckerberg abbia dato un buon esempio prendendosi due mesi di congedo di paternità alla nascita della prima figlia.

È anche vero che nessun manager del suo livello finora ha accantonato i propri incarichi per la paternità. Evidentemente siamo ancora figli di un retaggio culturale che grava soprattutto sulle spalle delle madri, quando si tratta di accudimento familiare. 

La buona notizia è che le nuove generazioni, i Millenials, considerano il congedo parentale maschile una priorità: si tratta di un buon segno di cambiamento che potrebbe favorire, in modo innovativo, la nascita e il consolidamento del nucleo familiare.

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