Cosa succede in Irak
Saddam Hussein dichiarò pubblicamente di essere alla guida di un regime nazional socialista baathista, raffinato dai metodi di Stalin, che secondo l’ex dittatore iracheno non era affatto un comunista. Una miscela di nazional socialismo e di comunismo sono stati anche i regimi di Nasser in Egitto e di Assad in Siria. L’islam e le sue bombe umane hanno aggiunto una nuova dimensione millenaristica al Terrore, che è sempre stato lo strumento privilegiato del totalitarismo. Ora si alzano nuove voci per affermare che la democrazia liberale, ossia la terza e vincente risposta alla politica di massa, non può, unica fra le tre soluzioni, essere trapiantata e sviluppata nel Medio Oriente: né in Irak, né in Iran, né in Siria o in Arabia Saudita. In una democrazia, il “potere al popolo” è esercitato per mezzo della scelta, e forse persino attraverso la mano invisibile del libero scambio dei beni senza autarchie di qualsiasi tipo. La scelta del consumatore è proprio ciò che chi attacca la Coalition of the Willing e, fedele alla propria linea, le Nazioni Unite e la Croce Rossa, sta cercando di fermare. Lo strumento impiegato è, come già nel caso del comunismo e del nazional socialismo, il Terrore. “Uccidi un uomo per educarne mille” sentenziò Mao, con il machiavellismo di un mafioso. Per tutti noi è stata davvero una fortuna che la reazione degli Stati Uniti all’attentato dell’11 settembre abbia rifiutato l’isolazionismo di Madison e la dottrina strategica del contenimento impiegata durante la guerra fredda. La tecnologia informatica costringe il Nuovo Mondo a rendersi conto per la prima volta di essere un’entità globalizzata, e che i confini di ciò che Jefferson definiva un “Impero della libertà” devono essere difesi in tutto il mondo e soprattutto in Medio Oriente, anche per la salvezza del nostro consueto stile di vita, il quale pure ci è stato benevolmente imposto dagli Usa. Come nel caso del suo scontro con il comunismo e il fascismo, la democrazia liberale non può far altro che scegliere di combattere questa terza grande minaccia alla sua stessa esistenza. «La politica dell’appeasement», ha detto Churchill, «significa essere gentili con il coccodrillo nella speranza di essere divorati per ultimi». E Burke ha scritto: «Perché il male trionfi basta che gli uomini non facciano nulla». Se adesso la fermezza e la decisione dell’America cominciassero a vacillare, il regno del terrore avrà vinto per la terza volta. Tenendo conto del nostro peccato originale, non c’è probabilmente da stupirsi che non manchino affatto coloro che desiderano proprio questo.
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