Cosa succederebbe se anche l’islam avesse un Papa?

Di Eid Camille
26 Ottobre 2006

«Quale autorità islamica sarà in grado di dirimere le questioni qualora ci fossero dei pareri discordanti tra i musulmani?». L’interrogativo è stato posto, pochi giorni fa, da uno scrittore degli Emirati Arabi Uniti sulle pagine del quotidiano al-Ittihad. In passato il califfo prendeva le decisioni sulle questioni religiose dopo essersi consultato con i giuristi. Ma la soppressione del califfato (1924) ha favorito la moltiplicazione di autorità locali che assumono autonomamente decisioni, enfatizzando in maniera drammatica la mancanza di un riferimento autorevole e unanimemente riconosciuto a livello internazionale. Il dottor Ahmed Abdul-Malak, questo il nome dello scrittore, loda anzitutto l’iniziativa dei 38 capi religiosi musulmani che hanno dichiarato di accettare i chiarimenti del Papa in merito al discorso di Ratisbona. Poi si scaglia contro coloro che vorrebbero mantenere il pensiero islamico chiuso nel passato. «Non esiste forse una visione islamica moderna in armonia con l’apertura e contro lo sciovinismo in cui gli insegnamenti dell’islam sono stati reclusi da alcuni sceicchi?». Poi ancora: «Cosa hanno fatto di noi alcuni sceicchi? Hanno seminato in noi l’odio dei non musulmani e hanno invocato contro di loro nelle moschee chiedendo a Dio di rendere vedove le loro mogli e di tagliare la loro progenie». «Io credo – conclude – che l’islam abbia bisogno di gente che la pensi come coloro che hanno sottoscritto la lettera al Papa. Abbiamo bisogno di un islam che ricordi il valore del perdono anziché l’obbligo della vendetta o l’accusa di apostasia e ateismo contro chiunque osi toccare un argomento islamico ritenuto tabù». Ma, tornando alla domanda iniziale, quale autorità è in grado di dirimere queste questioni scottanti?

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