Cosa vuoi che siano 20mila morti a New York?

Di Lodovico Festa
20 Settembre 2001
«Dopo i terribili fatti di New York e di Washington ci tocca affermare di nuovo, ma in senso opposto, che nulla è come prima», così Fausto Bertinotti in un suo rapporto al partito riportato da Liberazione.

«Dopo i terribili fatti di New York e di Washington ci tocca affermare di nuovo, ma in senso opposto, che nulla è come prima», così Fausto Bertinotti in un suo rapporto al partito riportato da Liberazione. Il termine «senso» nel contesto del discorso del leader di Rifondazione appare un po’ ambizioso. *** «La sicurezza deve basarsi non tanto sugli armamenti e l’elettronica, ma su condizioni di addolcimento delle tensioni internazionali», dice Giulio Andreotti alla Stampa. Il tradizionale stile da “sora Lella” del senatore a vita appare in questa vicenda improvvisamente stonato. *** «Chi ha scatenato tutto questo, chi ha organizzato da tempo un’azione così complessa e distruttiva, ha sicuramente previsto gli scenari successivi», scrive Walter Veltroni sull’Unità. Allude all’entrata in azione di piccoli opportunisti esibizionisti e meschinelli? *** «Come il mondo stava ora diventando irrimediabilmente diverso», scrive Francis Fukuyama sul Financial Times, spiegando cos’ha capito vedendo cadere le Twin Towers. Ma la Storia non era finita? *** «Ho fatto un solo distinguo, se si vuole concettuale», dice Francesco Rutelli alla Stampa. Si fosse limitato al “distinguo”, si poteva credergli. Ma con il “concettuale” ha perso la nostra fiducia. *** «La politica rischia di essere la prima vittima dei terroristi senza volto e senza umanità», scrive Elio Veltri sull’Unità. Dopo migliaia e migliaia di morti, dire in modo trasandato che «la prima vittima» potrebbe essere la «politica» ci conferma nel giudizio che avevamo sulla consistenza della fibra morale del fedele collaboratore di Antonio Di Pietro. *** «Guardi la legge ha una sua armonia per definire tutta la complessità del problema immigrazione e clandestinità», dice Umberto Bossi alla Padania. Da “legge e ordine” a “legge e armonia”: il prodotto non sembra diversissimo. *** «Questo ronzio di mosche cocchiere, italiche e atlantiche, infastidisce le nostre orecchie» scrive Luigi Pintor sul Manifesto. Una vecchia e consolidata mosca cocchiera antimperialista se la prende con le consorelle di altro tipo. Guerra intermoschina. *** «Porta a Porta è trattato sempre in modo diverso rispetto alla mia trasmissione», dice Michele Santoro all’Avvenire. Gnegne gnegne. *** «Supera lo stadio dell’attentato e quello del tumulto», dice Paul Virilio all’Unità sui massacri di martedì 11. Lo «stadio del tumulto» quei massacri lo superano di sicuro. *** «Non esistono più comunisti da sconfiggere, il nemico se lo devono inventare» dice Gabriel Kolko al Manifesto parlando degli Stati Uniti. A chi debba inventarsi un nemico Osama Bin Laden dà un bell’aiutino. *** «Che volete che siano 20mila morti a New York?» il Corriere della Sera riporta questa frase di Dario Fo (in collaborazione con Franca Rame). Si dica quel che si vuole, ma essere stati nell’esercito repubblichino vi tempra il carattere per tutta la vita.

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