Costa d’Avorio a un passo dalla guerra civile

Di Rodolfo Casadei
06 Aprile 2011
Le elezioni presidenziali in Costa d'Avorio si sono concluse con due risultati contrapposti. La Commissione elettorale ha proclamato la vittoria dello sfidante Alassane Ouattara, già primo ministro. Il Consiglio costituzionale ha invalidato i risultati, annunciando la vittoria di Laurent Gbagbo, presidente uscente, col 51 per cento dei voti

Si è materializzato lo scenario peggiore: le elezioni presidenziali in Costa d’Avorio si sono concluse con due risultati contrapposti. La Commissione elettorale ha proclamato la vittoria dello sfidante Alassane Ouattara, già primo ministro, che avrebbe ricevuto il 54,1 per cento dei voti contro il 45,9 per cento del presidente uscente Laurent Gbagbo.

Il Consiglio costituzionale ha invalidato i risultati, proclamati con quasi ventiquattro ore di ritardo
sui termini fissati per legge, e dopo una giornata di consultazioni ha annunciato la vittoria di Laurent Gbagbo, che aveva contestato i risultati di tre distretti del nord del paese, col 51 per cento dei voti. Nelle stesse ore in Guinea un’altra Corte costituzionale si esprimeva su un voto presidenziale e sui ricorsi che erano stati inoltrati, ma confermando la vittoria dell’oppositore storico Alpha Conde già annunciata dalla Commissione elettorale.

La Costa d’Avorio rischia ora di tornare alla casella di partenza della crisi che nel 2002 sfociò in una guerra civile poi congelata nel 2007 con la formazione del governo di unità nazionale fra lealisti e ribelli, che ha guidato il paese fino all’appuntamento elettorale di sei giorni fa. Gbagbo e Ouattara rappresentano in termini generalissimi il primo il sud del paese, per lo più cristiano, e il secondo il nord musulmano (ma non islamista), e la frattura regionale che si era già manifestata nel 1999, quando a Ouattara era stato impedito di presentarsi alle elezioni, non è mai stata sanata.

Negli anni Sessanta e Settanta la Costa d’Avorio è stata l’unico miracolo economico dell’Africa occidentale, capace di attirare milioni di lavoratori dai paesi vicini grazie alla politica illuminata del suo presidente, Felix Houphouet-Boigny: anziché manipolare la struttura dei prezzi delle agroesportazioni a vantaggio dello Stato, permise ai coltivatori privati di arricchirsi, e questo favorì l’espansione della produzione e dei posti di lavoro. Presidente per 33 anni, Houphouet-Boigny seppe sempre trovare l’equilibrio fra le componenti regionali del paese. Dopo la sua morte la situazione è degenerata in pochi anni.

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