Costiera amalfitana: Realacci (Legambiente) vs Italia Nostra

Di Nicola Imberti
04 Marzo 2004
Si sa che i litigi peggiori sono quelli che nascono in famiglia.

Si sa che i litigi peggiori sono quelli che nascono in famiglia. Sarà per questo che Legambiente e Italia Nostra non hanno nessuna intenzione di interrompere la guerra di religione avviata attorno al progetto dell’Auditorium di Ravello (Salerno). I fatti. Il 4 agosto dello scorso anno la conferenza dei servizi approva il progetto, presentato dall’architetto brasiliano Oscar Niemeyer, per la costruzione di un auditorium di 400 posti nella splendida cornice del Comune di Ravello sulla costiera amalfitana.
Il progetto ha una caratteristica: è un dono del grande architetto brasiliano al Comune sorrentino. A questo punto i proprietari del terreno su cui dovrebbe sorgere l’opera presentano un ricorso supportato da una perizia di parte firmata da Vezio De Lucia (bandiera storica dell’ambientalismo made in Italy). A seguire vengono presentati i ricorsi di Italia Nostra e del Wwf. Fin qui non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che Legambiente, per bocca di Ermete Realacci, fa sapere che l’associazione ritiene «un’opera di importanza straordinaria» l’Auditorium. Apriti cielo. Le truppe ambientaliste sono a un bivio. Chi avrà ragione? La “protezionista” Italia Nostra o la “liberista” Legambiente? Al Tar l’ardua sentenza. Nel frattempo le parti in campo si combattono a colpi di perizie, carte bollate e appelli di intellettuali (si sono schierati pro-auditorium anche Fausto Bertinotti, Michele Santoro e Massimo Cacciari). Fatto sta che il Wwf decide di ritirarsi dal fronte “proibizionista” lasciando Italia Nostra a combattere da sola per la “difesa della legalità”.
Per Ermete Realacci «chi tratta l’Auditorium di Ravello con la stessa virulenza con cui tratta le torri del villaggio Coppola è fuori dal mondo». «Pensare che l’auditorium – continua Realacci – sia uno scempio, significa non avere il senso della proporzioni. Anch’io all’inizio avevo delle preoccupazioni, ma devo dire che Niemeyer ci ha consegnato un progetto bellissimo di una leggerezza straordinaria. Inoltre si tratta di una cosa minuscola di appena 400 posti. Il problema dell’Italia non è solo difendere l’ambiente, ma anche continuare a produrre bellezza». Immediata la risposta dell’architetto Gigi De Falco, segretario del Consiglio regionale delle sezioni campane di Italia Nostra: «Noi non ci opponiamo all’auditorium a Ravello e in costiera, non ci opponiamo allo sviluppo, ma al modo con cui viene realizzato. Si tratta di un problema di difesa della legalità, di difesa della norma. Il progetto dell’auditorium è difforme alle leggi. E non ci interessa neanche di chi sia il progetto perché siamo di fronte ad un problema urbanistico e non architettonico. Il Piano Urbanistico Territoriale non consente la realizzazione di un’opera di questa natura e di queste dimensioni nell’area prescelta». «Perché – continua De Falco – con i soldi previsti per l’auditorium (circa 18,5 milioni di euro) non ristrutturiamo 3 chiese della costiera? Avremo una spesa minore, un impatto ambientale nullo e recupereremo le tradizioni culturali di questa zona». La battuta finale spetta a Secondo Amalfitano, sindaco di Ravello. «Stranamente – ci dice – le strade dei padri della speculazione edilizia di Ravello si sono incrociate con quella di Italia Nostra. Per fortuna abbiamo tanti amici che si sono schierati a favore di quest’opera». Ci sta forse dicendo che non stiamo parlando di un problema ambientale? «Credo proprio di no – continua Amalfitano –. Stiamo parlando di qualche voto in più, di qualche miliardo in più o in meno e di qualche amicizia che potrebbe saltare». Nel frattempo l’Istituto Nazionale di Urbanistica fa sapere con una relazione tecnica dell’architetto Carlo Gasparrini che «il progetto del nuovo auditorium è conforme al Put dell’area sorrentino-amalfitana».

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