Costruire la città
Tra le proposte avanzate di recente dall’Ance al governo c’è quella di varare una “legge obiettivo per le città”. In che modo ritiene che questa legge possa contribuire a dare risposte efficaci ai troppi problemi che minano l’efficienza delle aree urbane del paese?
Le città italiane hanno bisogno di scelte forti e condivise per riacquistare competitività, per tornare a essere il cervello e il motore della macchina paese. Un ruolo che i nostri territori urbani, affetti da un antico immobilismo e soffocati da emergenze nuove e diverse, non sono più in grado di assumere. è necessario per questo riprendere in mano le redini dello sviluppo e della progettazione urbana, ripensando nella loro globalità le logiche del governo del territorio.
è in questa prospettiva che abbiamo proposto al governo di adottare una legge obiettivo per le città, alla stregua di quanto ha già fatto, con buona intuizione, per le grandi infrastrutture. Una legge che consenta a chi deve prendere le decisioni di contare su risorse certe e snellimenti burocratici. Uno stimolo, insomma, e uno strumento efficace per progettare il futuro delle nostre città e metterle all’altezza delle sfide imposte dagli scenari della competizione internazionale.
Questa legge non presuppone innovazioni costituzionali e, rispettando il principio delle autonomie locali, si basa su due soli strumenti: una forte semplificazione procedurale da un lato e il cofinanziamento dello Stato centrale, attraverso un fondo speciale, dall’altro.
Questa l’articolazione della proposta di legge: i sindaci di grandi agglomerati urbani, promuovendo la concorrenzialità e dando spazio alle capacità progettuali dei privati, presentano progetti di intervento in grado di dare vita a cambiamenti funzionali a rilanciare le capacità attrattive delle città. I progetti vengono poi vagliati da una commissione nazionale mista Stato-Regioni sulla base di indicatori socio-economici oggettivi e, se approvati, vengono cofinanziati dal governo.
Condizioni base perché la legge obiettivo per le città risulti efficace sono la predefinizione di procedure e tempi vincolanti e certi nei rapporti fra Comune, Provincia e Regione e, insieme ad un nuovo e più ampio ruolo dei privati, il riconoscimento di bonus urbanistici a fronte del conseguimento di utilità pubbliche, secondo il criterio della cosiddetta compensazione fra vincoli urbanistici e diritti edificatori. Con questa proposta l’Ance intende dare il proprio contributo per accelerare l’avvio di una nuova e non più rimandabile fase di gestione delle politiche urbane nel nostro paese, puntualizzando, però, che una legge obiettivo così concepita non può funzionare senza un ripensamento della fiscalità immobiliare, che deve essere riformata per diventare strumento di sviluppo. Va creato un regime fiscale “riservato” alla riqualificazione delle città, che riconosca la stretta connessione che esiste tra fiscalità e modernizzazione del territorio.
Nel grande capitolo delle emergenze urbane non si può non parlare del problema delle case in affitto, che si fa sempre più preoccupante soprattutto per i “nuovi meno abbienti”. Con quali strumenti l’Ance propone di affrontare la questione?
L’ampliamento dell’offerta di abitazioni in affitto è un’esigenza fondamentale nel nostro paese. Basti pensare che in Italia la percentuale di famiglie che vive in affitto è pari al 19%, mentre ad esempio in Germania è del 60%, in Francia del 42%, in Austria del 41%. Negli ultimi 20 anni, inoltre, il numero di famiglie che vivono in affitto si è ridotto del 17% e nel solo quinquennio 1997-2002 le case concesse in locazione sono diminuite del 32,2%. Una situazione che, con l’avvio delle dismissioni del patrimonio pubblico e assicurativo, sembra destinata a peggiorare.
La politica della casa va dunque ripensata e va mirata a risolvere le difficoltà abitative non solo delle cosiddette fasce deboli, ma anche dei ceti medi, dei giovani, dei lavoratori in mobilità.
In questo senso, come Ance, abbiamo proposto un coordinamento tra intervento pubblico e iniziativa privata, che riesca a mettere a frutto le risorse pubbliche da investire rafforzando l’offerta di edilizia a canoni sostenibili. L’obiettivo è quello di dare vita a progetti complessi che prevedano la costruzione di alloggi da destinare in parte alla vendita e in parte all’affitto a canoni concordati.
Ma non è tutto. Non si può continuare a ignorare il fatto che ogni ipotesi di rafforzamento dell’offerta di case in locazione finisce inevitabilmente per scontrarsi contro l’ostacolo di un regime impositivo di fatto mirato a scoraggiare i proprietari. Chi affitta la sua casa va incentivato, non punito. Per questo abbiamo chiesto con forza di passare ad un nuovo sistema che distingua il reddito complessivo delle persone fisiche dal reddito proveniente dalle locazioni, e che preveda per quest’ultimo una tassazione separata e una aliquota Irpef ridotta.
In cima alla lista delle vostre richieste al governo resta la questione del decreto sul caro-acciaio negli appalti, che dovrebbe consentire di assorbire gli extracosti legati alla drastica impennata del prezzo del materiale e riconoscere agli operatori un equo indennizzo.
Il provvedimento in questione dovrebbe essere approvato dal Consiglio dei ministri nei prossimi giorni, subito dopo l’ok da Bruxelles. In questo senso abbiamo avuto ampie rassicurazioni dal ministro delle Infrastrutture. La grave situazione determinata dall’aumento fuori controllo del prezzo del ferro (+70% in 4 mesi) sta avendo un impatto insostenibile sull’equilibrio economico degli appalti, con aumenti che vanno da un minimo del 3% fino al 14% dei costi finali di costruzione.
Il rischio di interruzione dei lavori, di contenziosi e conseguenti ritardi nella realizzazione delle opere è altissimo, soprattutto per le grandi infrastrutture strategiche e per questo è impensabile lasciare questi oneri sulle spalle delle imprese.Voglio sottolineare comunque che si tratterebbe di un provvedimento eccezionale e unico, a fronte di una crescita eccezionale del prezzo sui mercati internazionali.
Parliamo infine di un altro tema di diretto interesse per il mondo delle costruzioni, quello della sicurezza sul lavoro. I dati diffusi nei giorni scorsi dall’Inail mostrano per il 2003 una diminuzione degli infortuni nel vostro settore. Come valuta l’Ance questo risultato?
è senz’altro un risultato incoraggiante, che conferma la correttezza della politica di forte impegno e attenzione ai temi della sicurezza e della prevenzione attuata da molti anni dall’Associazione. Il trend di costante contenimento, documentato dall’Inail fin dal 1995, si è infatti rafforzato con decisione a partire dal 2001, anno in cui abbiamo varato una politica in materia di lavoro mirata a contrastare il lavoro irregolare e a rafforzare le azioni per la sicurezza anche attraverso adeguate politiche formative.
La contrazione degli infortuni registrata dall’Inail acquista poi una valenza ancora maggiore se messa in relazione con il contemporaneo e deciso incremento dei lavoratori del settore, che nel solo 2003 sono aumentati del 3,5%.
A nostro avviso, dunque, questi risultati sono confortanti e ci incoraggiano a rafforzare il nostro impegno per la sicurezza nei cantieri, sul doppio fronte della prevenzione e della lotta all’irregolarità. Un impegno che nasce prima di tutto da un imperativo morale, ma che risponde anche a precise esigenze di carattere sociale ed economico.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!