Crisi di copia
Due mani dietro le sbarre. Al polso una copia di un orologio. «In galera perché copiare nuoce alla libertà». Non si vede tutti i giorni una campagna così. Così forte e diretta. A firmarla è Panerai, laboratorio di idee, inventore di orologi. E cita persino il codice civile (articolo 2598) nell’annuncio comparso questi giorni sui quotidiani. «Più vile di un falso, una copia offende il diritto d’autore e la creatività». Come la mette giù dura questo orologiaio: se i tribunali applicassero alla lettera l’articolo del codice civile menzionato le carceri si popolerebbero di pubblicitari, fotografi, scrittori, cantanti, stilisti, architetti, creatori di software, studenti. E forse anche di quelli che fanno le fotocopie. Per non parlare dei protagonisti della storia dell’arte, piena di copioni. Mi sembra un tantino esagerata la mozione di Panerai. Copiare è un’arte. Certo bisogna saperlo fare. E Mohamed, che a pochi passi dalle sontuose vetrine di Gucci vende su un tappetino le stesse cose ad un quinto lo fa benissimo. E io ci guadagno anche il biglietto del tram. Speriamo che non me lo portino via in manette.
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