Cristiani addio?

Di Persico Roberto
09 Gennaio 2003
Un pellegrinaggio in Terra Santa in questa vigilia di guerra. Un pizzico di incoscienza, forse

Un pellegrinaggio in Terra Santa in questa vigilia di guerra. Un pizzico di incoscienza, forse. Ripagato con gli interessi da una costellazione di incontri. Sul Monte delle Beatitudini ci saluta una suora di Busto Arsizio, lì da quarant’anni. Nella chiesa del Primato di Pietro è un vecchio benedettino, diventato frate in Egitto nel 1937; nella basilica dell’Annunciazione a Nazareth un vecchissimo francescano tedesco. Tutti ripetono: c’è la guerra, non viene più nessuno. Nei vicoli della città araba di Gerusalemme i negozianti ci assediano: siamo gli unici stranieri. E il Santo Sepolcro è deserto. E i cristiani arabi se ne vanno.
Don Antonio, superiore della comunità salesiana della chiesa di Santo Stefano a Betjamal (l’età media dei suoi confratelli supera gli ottant’anni) ci dà qualche numero: nel 1948 Gerusalemme aveva 200.000 abitanti, di cui 50.000 cristiani; oggi, che ne conta un milione, i fedeli di Cristo non sono più di 10mila. «Se i cristiani se ne andranno» – dice il nunzio apostolico a Gerusalemme, monsignor Pietro Sambi – «i luoghi santi resteranno solo un museo. Invece i cristiani devono poter restare. Solo così in questi luoghi continuerà a essere possibile incontrare ancora oggi un avvenimento. Perché il Cristianesimo non è una cosa del passato; è un fatto del presente».

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