Cristiani d’ Africa

Di Gaspari Antonio
18 Ottobre 2001
Mentre da parte anglicana viene un eccezionale riconoscimento del primato del Papa, il sinodo dei vescovi (in pieno svolgimento a Roma) afferma che non il relativismo culturale e religioso bensì la piena e radicale testimonianza di Gesù Cristo favorisce e consolida il dialogo ecumenico. Lo dicono i prelati africani. Che suggeriscono ai beati di Assisi di provare a marciare per la pace anche in Sudan, dove “il governo effettua frequenti bombardamenti aerei su obiettivi civili”. Cioè sulla minoranza cristiana di Antonio Gaspari

Il 5 settembre, del 2000 il cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, presentò, in sala stampa vaticana, la Dichiarazione Dominus Iesus circa l’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa. Il giorno dopo si scatenò il putiferio, i giornali scrissero che la Dominus Iesus, segnava la fine per il dialogo ecumenico e interreligioso. Al contrario le relazioni presentate alla Decima Assemblea del Sinodo dei Vescovi, attualmente in corso in Vaticano, mostrano chiaramente quanto la Dominus Iesus e le sue implicazioni siano al centro del dibattito.

Lo spettro sincretista…

A questo proposito il cardinale Francis Arinze, Presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso ha detto: «Vi è un numero crescente di iniziative sul dialogo interreligioso da parte di individui e istituzioni che rivestono vari gradi di credibilità. Il vescovo dovrà usare molta prudenza per decidere in quali coinvolgersi e in quali no. Il sincretismo e il relativismo sono pericoli reali. Un cristiano che incontra persone di altre religioni è prima di tutto un testimone di Cristo. Tramite quel cristiano, gli altri credenti devono vedere, udire, vivere, toccare, parlare e lavorare con Cristo. Se il dialogo interreligioso può iniziare dalla dimensione orizzontale – la ricerca congiunta della giustizia, della pace, dell’armonia e dei valori sociali – esso deve soprattutto puntare chiaramente sulla dimensione verticale: la ricerca di Dio, la ricerca della verità religiosa, lo sforzo di una maggiore apertura all’azione divina. Se il vescovo non insegna e non diffonde queste verità, chi lo farà?». Quanto questo tipo di approccio sia decisivo anche per il dialogo ecumenico è stato confermato dal delegato della Comunione Anglicana, Mons. Peter Forster, Vescovo di Chester (Gran Bretagna), il quale in merito al Primato universale del papa di Roma ha detto: «Gli anglicani hanno accettato che l’idea di un Primato universale è saggia e necessaria, Primato che deve essere esercitato dal vescovo di Roma. Si sa che tale necessità per la missione della Chiesa aumenterà visibilmente con il progredire del processo di globalizzazione. Bisogna raggiungere un accordo sui precisi diritti e sulle responsabilità che devono essere affidate ad un Primato rinnovato e pienamente ecumenico». Una dichiarazione eccezionale che fa pensare a sviluppi rapidi nel processo di avvicinamento della Chiesa anglicana al soglio di Pietro.

… e la questione islamica

Anche per quanto riguarda il rapporto con l’Islam, i padri sinodali sono stati molto chiari. Ha cominciato mons. John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja, presidente della Conferenza Episcopale (Nigeria), il quale dopo aver affermato che «in Africa l’islam rappresenta un difficile ma necessario partner nel dialogo» ha ammonito dicendo che: «Nella maggior parte dei paesi, esiste un certo grado di presenza dell’islam. In alcune nazioni è predominante e domina. Ai paesi che sembrano aver fatto dell’intolleranza religiosa e del fanatismo la base della politica di stato, non dovrebbe essere consentito di continuare ad agire indisturbati nell’aperta violazione dei diritti umani in nome della religione». Erkolano Lodu Tombe, vescovo di Yei (Sudan) ha affermato che: «Il conflitto e la persecuzione in Sudan sono un risultato diretto di una campagna sistematica di islamizzazione e arabizzazione dei popoli non arabi e non musulmani che non detengono il potere politico ed economico nel paese. L’approccio del regime fondamentalista di Khartoum verso i cristiani e verso quei musulmani che non professano quella versione particolare di islam fondamentalista continua a essere caratterizzato da un programma di islamizzazione. Il governo effettua frequenti bombardamenti aerei su obiettivi civili. Si tratta dell’uso sistematico di bombardieri d’alta quota per terrorizzare la popolazione civile nelle aree contese. Vengono utilizzate anche altre tattiche per scacciare la gente dalle regioni ricche di petrolio del Sudan meridionale; queste fanno parte della strategia militare del Governo del Sudan». E monsignor Edmond Jitangar, vescovo di Sarth (Ciad), ha spiegato: «I musulmani stanno facendo di tutto per squalificare la Chiesa cattolica, che considerano alla stregua di una organizzazione non governativa straniera».

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.