Cronaca che è già storia

Di Respinti Marco
20 Dicembre 2001
Il bimestrale Nuova Storia Contemporanea (Nsc) esce puntualmente da cinque anni sotto la direzione di Francesco Perfetti, storico italiano fra i più rinomati e già allievo di Renzo de Felice.

Il bimestrale Nuova Storia Contemporanea (Nsc) esce puntualmente da cinque anni sotto la direzione di Francesco Perfetti, storico italiano fra i più rinomati e già allievo di Renzo de Felice. La testata stessa, del resto, riprende il nome della significativa pubblicazione che fu dello storico reatino. Nata sotto gli asupici editoriali della Luni di Milano-Trento, Nsc esce oggi per la casa editrice fiorentina Le Lettere, di Giovanni Gentile. Il nuovo fascicolo (il n. 6, di novembre-dicembre) propone uno studio di Richard Drake su Cultura della rivoluzione e delitto Moro, a cui fa da pendant un dossier su Commissione stragi, terrorismo e “Gladio rossa”, animato da Perfetti, Vincenzo Manca, Victor Zaslavsky, Gianni Donno, Piero Craveri, Ernesto Galli della Loggia, Silvio Pons e Gaetano Quagliariello. Nella sezione “Ricerche” che già accoglie Drake,

Simonetta Falasca Zamponi scrive de Il “corpo politico” del fascismo. Materialismo, corporativismo e soggetto borghese nell’Italia di Mussolini, e Giuseppe Pardini — in “Documenti e testimonianze” — si occupa di Le ultime ore del PNF. Giorgio Angelozzi Gariboldi tratta di Pio XII e le Fosse Ardeatine, Giuseppe Di Leo narra di un giornalista alla corte vataicana in Tutti i pontefici di Indro Montanelli, e Paolo Nello ci suggersice un altro volto del grande “Giovannino”: La “resistenza clandestina”. Guareschi e gli internati italiani dopo l’8 settembre. Internati dal Reich, s’intende.

Né poteva mancare uno sguado sull’oggi. Giuseppe Sacco parla de L’Islam nell’era globale e Perfetti stesso firma un editoriale intitolato Dalla “fine della storia” allo “scontro di civiltà”. In questo percorso da Francis Fukuyama a Samuel P. Huntington, il direttore di Nsc osserva: «Se proprio non si vuol parlare di “scontro fra civiltà” allo stato attuale[…], bisognerà almeno riconoscere che si è, di fatto, in presenza di uno scontro fra “società aperte” e “società chiuse”». Ma parliamone una buona volta: infatti ha certamente anche la dimensione di un conlitto fra civiltà. O fra civiltà e inciviltà.

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