Cronache dai Gulag

Di Bobo
08 Dicembre 2005
Danilo Kis, Una tomba per Boris Davidoviã, ed. Adelphi, pagg. 174, euro 16

Boris Davidoviã Novskij è un eroe della rivoluzione. Finché non cade in disgrazia. Comincia allora l’estrema partita con il giudice istruttore. «Riteniamo che entrambi agissero per motivi che trascendevano fini egoistici e meschini: Novskij lottava per salvaguardare, nella propria morte e nella propria caduta, non solo la dignità personale, ma anche quella, in generale, del rivoluzionario, mentre Fedijukin, nella sua ricerca di un’impostura e dei suoi presupposti, si sforzava di salvaguardare la severità della giustizia rivoluzionaria; poiché è meglio che perisca la cosiddetta verità di un solo uomo, di un minuscolo organismo, piutto-sto che siano messi in dubbio, per causa sua, principi e interessi superiori». Intorno a loro, ombre umane e brandelli di esistenze macinate, in un modo o nell’altro, dall’inferno dei Gulag. Quando il romanzo uscì nel 1976 l’Unione degli scrittori jugoslavi, di cui Danilo Kis era membro prestigioso, lo mise al bando. Ma la sua scrittura asciutta, cronachistica, che lascia parlare la forza dei fatti, ha trionfato sui suoi detrattori. «Scrivere biografie – commenta Iosif Brodskij – significa sottrarre l’uomo all’oblio, più o meno come dargli la vita significa sottrarlo al non-essere. Danilo ha fatto l’una e l’altra cosa».

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