Cronache (davvero) marziane
Bravissima Radio radicale che ci ha mandati e rimandati in onda per due giorni di fila. Bello e onesto il minuto di Enrico Castelli sul Tg1 delle 13.30 di sabato, un poco reticente il Tg2 romano e littorio della serata. Canale 5 e Tg3 non pervenuti. “Infedele” il solito malizioso Gad e il tritamaronglacé Melloni (bravo Mario Mauro: «Scusi Melloni, ma cosa vuol dire quando dice che la Costituzione italiana non parla di radici cristiane e, dice lei, non si può dire che il Papa di allora fosse dell’Ulivo, vuole dire che Giovanni Paolo II chiede le radici cristiane in Costituzione Ue perché è di Forza Italia?»). Bello anche il day after dell’evento Ferrara-Buttiglione al Nuovo di Milano. Peccato piovano un po’ troppe fantasiose interpretazioni. Ma cosa vogliono fare questi strani animali, si chiedono i giornali: un movimento? un partito? un rally? una Krande Alleanza Buttiglionianen? gli hamish d’Italia o una Christian coalition sotto l’egida di babbo Benedetto Croce? Niente di tutto questo, naturalmente. Ma se fa piacere che anche la gente che piace si sia accorta che la circolazione delle idee è ancora un po’ il sale della democrazia, spiace rilevare la strana moda (che ha contagiato un po’ tutti) di svicolare sul ragionamento Marx-tomistico di GF per concentrarsi sulle confessioni di RB. E così, sono due i dati da rilevare dopo il dì di festa: primo, salvo un paio di isolate eccezioni, tutti i media, Tv e carta stampata, hanno dato ampio risalto all’appuntamento organizzato a Milano da Tempi con Giuliano Ferrara e Rocco Buttiglione. Secondo, nonostante la lezione del voto Usa, la sola tratteggiata essenza ontologica di un soggetto “altro” (la strana coppia riunita per amor di ristabilimento dei fatti e per la discussione di idee politicamente scorrette) che sfugga alle catalogazioni da supermarket del politicantismo, agita, infastidisce, fa balbettare. E, a volte, sproloquiare. Partiamo dal primo quotidiano italiano, quel Corriere della Sera, che a pagina 10 dell’edizione di domenica 7 novembre apre con il titolo “Cristiani, nasce il movimento di Buttiglione”. Interessante, direte voi. Certo, peccato che dell’annunciata notizia nell’articolo non ci sia ovviamente traccia visto che di tutto si è parlato tranne che della nascita di un movimento. Il tono è quello classico, tra il suffisant e il colorito, si pone l’accento sulle lacrime di un Buttiglione commosso (come se tradire un’emozione fosse qualcosa di cui vergognarsi), ma in compenso c’è poca cronaca. Buono per aprire un tormentone che non c’è (il Corrierone ci torna infatti il giorno dopo, e questa volta per raccontare che il “movimento” presunto è in realtà un presunto “partito” a cui presuntamente «Lega e Cl aprono»). Ed è subito Repubblica, dove la brava Cinzia Sasso, a pagina nove, sezione “le scelte dei partiti” (sic), per amor di suo segretario di partito suggestiona quello che deve suggestionare nell’incipit del pezzo (clima da “crociata”, c’è “un ateo devoto”, tanti “integralisti religiosi” e, cosa che fa supporre che la cronista non abbia ascoltato le parole precise del moderatore – non è un martirologio il nostro, non facciamo il verso alla specialità loro, la cultura del piagnisteo –, e «un martire in carne e ossa che ha fatto il miracolo di riunire» eccetera), ma poi qualcosina di cronaca vera la dice, facendo però un po’ di confusione tra Adornato e Buttiglione, tra quello che stava succedendo a Roma e lei che stava a Milano. Identica gaffe in cui è incorso Jean-Jacques Bozonnet, corrispondente in Italia del quotidiano francese Le Monde, autore di un articolo tanto impreciso quanto puntuale nell’elencare una serie di luoghi comuni anti-cattolici degni Ian Paisley. Ma si sa, nella vita c’è chi vede fino al proprio naso e chi lavora a Repubblica. Però la foto è bella. Bruttina invece La Stampa, giornale sempre più tristanzuolo che apre a pagina otto, sezione “interno”, con uno Jacopo Iacoboni che riesce a non scrivere praticamente niente di quello che si è sentito in sala, ma è spiritoso, cavolo se è spiritoso, ecco il suo incipit: «Altro che le occhiute Charlotte Cederschiold e Adeline Hatzan, magari in commissione a Strasburgo ci fossero stati Luigi Giussani e Giovanni Testori! Loro avrebbero capito Buttiglione». Che ridere, eh? Roba da spanciarsi. Ma come si fa a tenere un cavallo di razza come JI chiuso nell’angusto recinto del giornalismo politico: mandatelo a “Le Iene” o, quanto meno, a “Colorado Café”. Ma se finora si è più o meno scherzato, adesso si comincia a fare sul serio: l’Unità e il Manifesto (quest’ultimo più moderato, il che è tutto dire), ovvero la quintessenza di come – anche con un cartello fluorescente tipo motel da highway americana che indica la notizia – si possa tranquillamente circumnavigarla senza sosta e senza meta sentendosi comunque assolutamente certi di averla scovata e raggiunta. Da soli, ovviamente, perché per definizione gli altri sono pirla e non capiscono quale sia il vero senso delle cose. Lo capisce invece perfettamente Carlo Brambilla, che infatti comincia l’articolo in questo modo: «Il filosofo Massimo Cacciari aveva avvertito, con poche ore di anticipo proprio dalle colonne di questo giornale (l’Unità, ndr): “Attenzione perché quelli, settari e strumentali, ci indovinano”». Dove ovviamente i “settari e strumentali” sono non solo i relatori ma anche i 1.697 presenti (esclusi ovviamente gli inviati di Repubblica, Stampa e Unità), la «platea plaudente cui è ovviamente sfuggito il carattere banalmente imitativo, quindi strumentale, della recente vicenda politica americana, cioè della vittoria terribilmente seria di Bush». Cazzo, vuoi dire che ha vinto Kerry e lo sanno solo loro? Oppure che i quasi duemila gonzi sono così stolti da pensare che l’Ohio sia in provincia di Savona? Oppure ancora che, nonostante l’Unità stia straparlando da giorni di lobby evangelica come arma segreta di George W. Bush e che i relatori dell’incontro siano stati bollati da Cacciari (mica da un pirla!) di settarismo e dal titolatore del giornale addirittura di tentazioni alla crociata, il paragone non regge perché così abbiamo deciso noi che siamo bravi, belli e de sinistra come Nanni Moretti e quella gnocca della Ferilli: cicca-cicca!!
Se appare quantomeno sconveniente citare i giudizi de Il Giornale, Libero e Avvenire visto che l’autocelebrazione non fa certo parte del nostro dna (ma permetteteci uno strappo alla regola nell’informarvi che l’iniziativa di questo giornale corsaro e un po’ pazzo è stata raccontata con dovizia di particolari da quotidiani britannici del calibro di The Guardian, Daily Telegraph, The Independent e dall’edizione on-line della Bbc), ci piace invece ricordare in chiusura due casi di assenza della notizia. Il primo è Liberazione, quotidiano di Rifondazione Comunista, che apre la sua stimata prima pagina con un’intervista del neo-direttore Piero Sansonetti al segretario del Prc Fausto Bertinotti (che fantasia, eh?). Un vis à vis da applausi, commovente, almeno quanto le sedici pagine di documento del comitato politico nazionale del partito pubblicate integralmente, al cui interno trova spazio ancora una volta la mozione dell’ala trozkista (sempre la stessa dalla morte dello stesso Trotzky) di Marco Ferrando: pare che un’equipe di esperti lituani sia intenzionata a sottoporre il testo originale alla prova del carbonio 14 per valutare se sia nato prima il trotzkismo o la mozione Ferrando, nel qual caso si passerà all’esame del dna per sciogliere ulteriori e inquietanti dubbi. Il secondo è la Padania, organo della Lega Nord, che non può occuparsi di notizie in cui c’entri qualcuno dell’odiata Udc, non sta bene, nisi caste, caute, sebbene però vantasse nella platea del Nuovo la presenza di Giuseppe Baiocchi, ex direttore della stessa Padania, allievo di Giorgio Rumi, storico e cattolico fervente nonché ghost-writer (così narrano le malelingue) di molti editoriali del foglio padano: in compenso lo stesso Baiocchi non ha perso tempo nel rendere noto il suo pensiero positivo a Corriere della Sera e Repubblica del lunedì.
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