Cronache di stragi annunciate

Di Gaspari Antonio
01 Novembre 2001
Mentre in Italia è di moda il distinguo “né con bush né con bin Laden” in Pakistan, durante una messa, viene massacrata una comunità cattolica. E così in Libano, in Sudan, nelle Filippine, in Indonesia… e anche il cardinal Ruini ha perso la pazienza di Antonio Gaspari

Marce, manifestazioni, assemblee, per la pace e la giustizia. Infiammati interventi e caustiche dichiarazioni tutte finalizzate alla causa pacifista. Un pacifismo però che marcia nell’unica direzione “antiamericana” e “antioccidentale”. Un’ideologia che nasconde una grande ipocrisia. Nella chiesa cattolica di San Domenico, domenica 28 ottobre si stava tenendo una funzione religiosa. Mentre la comunità protestante era intenta a pregare, sono arrivati sei uomini su tre motociclette, hanno tirato fuori fucili d’assalto AK47 dalle borse che avevano con loro. Quattro tiratori sono entrati in chiesa, altri due sono rimasti fuori, sparando sui fedeli che cercavano di fuggire. Gli assassini urlavano «Pakistan e Afganistan, cimitero dei cristiani» e «Questo è solo l’inizio». In questo modo hanno massacrato 18 persone. I cristiani avevano ricevuto telefonate e lettere minatorie, ed avevano informato l’amministrazione già l’8 di ottobre, ma niente è stato fatto per proteggerli. Si tratta del peggior massacro di cristiani nei 54 anni di storia del Pakistan. E riflette in maniera molto chiara qual è la situazione dei cristiani nella maggior parte dei Paesi musulmani.

Figli di un Dio minore?

Studenti libanesi che si trovano a Roma hanno fatto notare che in Europa non ci si rende conto di qual è la situazione di pericolo per i cristiani nelle zone governate da regimi musulmani. «Voi in Europa state attenti a fare tutti i distinguo possibili ed immaginabili, – ha sottolineato uno dei questi giovani sacerdoti – ma in Libano nelle moschee si sta facendo appello alla guerra santa contro i cristiani. Bin Laden viene dichiarato il “Principe dei credenti”, il successore del profeta colui che può proclamare il Jihad. E noi cristiani siamo le vittime predestinate. Altro che dialogo, dove i musulmani prendono il potere per noi è l’inizio della persecuzione». Cristiani e non musulmani vengono perseguitati e uccisi secondo programmi di islamizzazione, in Sudan, nelle Filippine, a Betlemme, in Malesia, in Indonesia, in Nigeria e Kenya, ma nessun pacifista alza la voce in loro difesa. Che forse i cristiani sono figli di un Dio minore? Il pomeriggio di domenica, 7 ottobre, il governo del Sudan ha ucciso 15 bambini neri, non-musulmani e una donna anziana, in incursioni aeree sui villaggi di Gukic e Mayom Deng Akol, nel distretto Mangok di Aweil East County, Bahr El Ghazal settentrionale, secondo il Commissario della Contea Victor Akok. Altri otto bambini sono stati feriti negli attacchi aerei. Gli aerei Antonov del governo sudanese hanno sganciato sei bombe su ciascun villaggio. I bambini uccisi avevano un età compresa tra i 4 ed i 12 anni, quelli feriti tra 3 e 13 anni.

Un triste elenco

Da quando il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha tolto le sanzioni contro il Sudan il governo sudanese ha intensificato i bombardamenti aerei sui bersagli civili, compresi i centri di aiuti umanitari delle Nazioni Unite. Il governo islamico radicale del Sudan, che una volta ospitava la rete terrorista di Osama Bin Laden, sta combattendo un Jihad (Guerra Santa Islamica) dichiarata contro le comunità nere non-musulmane che si rifiutano di convertirsi all’islam. Secondo la Commissione Usa per i Profughi, a partire dal 1983, circa due milioni di civili neri del Sudan sono morti e oltre 4 milioni sono stati sfollati. Le autorità civili nel Bahr El Ghazal settentrionale riferiscono che almeno 200mila donne e bambini neri, non-musulmani, sono stati ridotti in schiavitù dall’esercito e dalle milizie alleate del governo del Sudan. Il 4 ottobre, il primo vice-presidente del Sudan, Ali Osman Taha, ha rinnovato la chiamata al Jihad contro le comunità nere non-musulmane africane (Afp, Khartoum, 4 ottobre, 2001). Cinque giorni dopo, 48 leader religiosi musulmani del Sudan hanno emesso un jihad-fatwa durante un violento corteo a Khartoum contro gli Stati Uniti, affermando che l’America è il più grande nemico dell’Islam e abbraccia la blasfemia, protegge gli ebrei e protegge il loro terrorismo (Ap, Khartoum, 9 ottobre, 2001). Sempre in Sudan due islamici convertiti al cristianesimo sono stati torturati. Altri due sono scomparsi. Nelle Filippine chi non si converte all’islam rischia di essere decapitato. Questo il brutale ultimatum dei fondamentalisti islamici guidati da Abu Sayyaf che hanno preso cristiani in ostaggio. Abu Sayyaf è lo stesso che nei primi mesi di quest’anno ha decapitato dieci cristiani filippini. A Betlemme le milizie estremiste terrorizzano i cristiani. Secondo il Barnabas Fund, solo nell’ultimo mese due sorelle cristiane sono stati uccise e una ragazza è stata violentata. Rappresentanti del Barnabas Fund hanno detto al Jerusalem Post: «Le milizie sono composte di criminali che rubano e stuprano le donne cristiane. Agiscono come la mafia. Per loro la leadership significa potere, denaro e donne cristiane». In Malesia tre chiese sono state attaccate con le molotov da gruppi estremisti incendiari. In Indonesia sta accendendosi la guerra degli estremisti islamici contro i cristiani. Negli ultimi 18 mesi 10mila cristiani sono stati massacrati nelle Isole Molucche, mezzo milione sono stati costretti ad emigrare e migliaia sono stati circoncisi contro la loro volontà. In Nigeria 200 cristiani sono stati uccisi da islamici durante una manifestazione anti-Usa. Quattro chiese sono state date alle fiamme. In Kenya due chiese cristiane sono state bruciate per ritorsione contro gli Stati Uniti. Situazioni che stanno diventando insostenibili, tant’è che il cardinale Camillo Ruini, nel corso della lezione inaugurale che ha tenuto il 29 settembre scorso all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, ha detto: «Vorrei ricordare qui le vittime cristiane del fondamentalismo islamico. L’ortodossia musulmana si presenta come un mondo chiuso che non ammette sviluppo, che è integrale e vuole regolare tutto dalla politica alla cultura alla società. Si tratta di fenomeni di rigetto particolarmente preoccupanti».

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