IN CRUCE SALUS

Di Tempi
09 Settembre 2004
Nessuno (o quasi) lo ha detto.

Nessuno (o quasi) lo ha detto.
Di fronte all’orrore di questi giorni e di questi tempi, anche lo strazio rischia di cadere dentro il vuoto che ci è cresciuto dentro come un sasso che si perde. Come stelle che si spengono o si perdono in uno sguardo che non ha fuoco.
Nella storia il disumano e l’umano si contendono sempre la vittoria. Non siamo lasciati ai margini di questo orrendo ring.
Ma nessuno dei mille commentatori di questi giorni ha detto: guardate Lui. Il crocefisso. Lo ha detto solo il Papa, con la sua voce straziata. Il punto della storia in cui Dio è vittima, orrendamente disfatta, innocente. Il punto in cui Dio ha mostrato entrando in bocca alla morte la sua vittoria di resurrezione.
Come se i valori a cui ci si vorrebbe aggrappare per ripartire o ripararsi non nascessero tutti dal suo grido sul golgota.
La vittoria dell’umano sul disumano è un’impresa di Dio. Il crocefisso è il suo strano primo soldato.
Senza guardare il crocefisso non si sente appieno il dolore per quei bambini (un dolore che vale la morte di Dio, che vale il suo grido insanguinato) e non si esce dal nero labirinto dei pensieri. Invece Lui è là, e muore ancora solo. E il fatto della sua Resurrezione, del punto in cui la notte non è solo notte, è nel cuore di poche donne, di pochi semplici, che ancora stentano a crederci.

Per uno scambio di provette una coppia che era ricorsa alla inseminazione artificiale si è trovata, pur se composta di bianchi, una coppia di gemelli di colore. Due strani clandestini, due per cui chissà che trattati di accoglienza valgono o forse un foglio di via.

Un giornale sportivo titolava che l’Inter quest’anno è grande anche a settembre. Di solito, gli interisti dopo il precampionato estivo già si intristivano. Vabbè che si dice che il Mancio abbia la stampa dalla sua, ma un titolo così potevano farlo almeno a fine mese… Sparato fuori il 5, agli inizi, sa di malaugurio.

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