Csm, se ci sei, batti un colpo
«Dietro alle società senza fini di lucro si nascondono molto spesso enormi interessi» (ergo, tutti siamo potenziali indagati). Ponete mente, cari lettori, a questa massima che il quotidiano La Repubblica ha attribuito alla Procura di Milano. Tale sarebbe la filosofia di alcuni magistrati che avrebbe ispirato la singolare indagine (quella ormai giunta ai clamori della cronaca sugli assessori Lupi e Verro di Forza Italia e due membri della Cdo), dove l’impianto accusatorio è fondato sul “sospetto che…” e nel “processo all’intenzione di…”. La prova di questo strano metodo di pensare la giustizia? L’altra sera in consiglio comunale l’esponente di Rifondazione Enrico Fedreghini ha detto: «io non ho fatto nessun esposto». E le indagini, gli avvisi di garanzia, i titoli su i giornali, come si spiegano? Con un articolo di Repubblica. Non sapevamo che l’obbligatorietà dell’azione penale passasse dal quotidiano governativo. Dunque: l’amministrazione del Comune di Milano assegna una cascina fatiscente a cooperative sociali di una federazione no profit; assegna a un ente giuridico senza scopo di lucro riconosciuto dallo Stato e per un’opera di forte valenza sociale per handicappati fisici e mentali, un edifico del demanio occupato illegalmente; lo assegna sulla base delle stesse leggi con cui ha assegnato in decine di casi analoghi (ad esempio alla Fondazione San Carlo, quando presidente era l’attuale candidato sindaco dell’Ulivo Sandro Antoniazzi o alla cooperativa Dar, che annovera tra i suoi soci il magistrato del pool Gherardo Colombo) analoghi edifici e locali di proprietà del demanio. Allora uno si chiede: come mai nessun magistrato della Procura ha mai pensato di avviare indagini su Antoniazzi o su Colombo, inviare loro un avviso di garanzia e interrogarli – come è stato avvisato e interrogato l’assessore Maurizio Lupi – sulla base del sospetto di presunto “tentato abuso d’ufficio” in quanto l’assessore è membro del Cda di un ente no profit associato alla Compagnia delle Opere? «Dottoressa, lei sa di che ente si tratta quelle di cui sono membro?» dice Lupi all’interrogatorio. «No non lo so». «Eppure lo avrebbe potuto appurare subito evitandoci tutta questa poco piacevole pubblicità sui giornali: è la scuola di mio figlio. Mi dica, dottoressa: c’è una legge che vieta a un cittadino di essere del Cda della scuola di suo figlio?» Oltre che essere sindaco di Milano, Gabriele Albertini è anche un imprenditore e la sua azienda è associata alla Confindustria. La Procura pensa che per non essere sospettabile di “tentato abuso di ufficio” e “tentata truffa” Albertini dovrebbe dimettersi da Confindustria e magari chiudere anche l’azienda? Come ha detto il compagno Realacci, presidente di Legambiente? «Hanno preso una topica». E fanno pure gli offesi. Fossimo stati in loro, non avremmo perso tempo in polemiche sui giornali. Ci saremmo buttati a studiare una buona arringa. Per il processo, naturalmente. Ci auguriamo davanti al Csm.
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