Cumandora Bresso

Di Pianta Mauro
27 Ottobre 2005

Giurano che la ‘finanziaria-capestro’ li ha messi in ginocchio. Strepitano contro i tagli alle Olimpiadi invernali del 2006. Annunciano ai cittadini che, per-colpa-del-Governo-sia-chiaro, dovranno aumentare alcune tariffe, tagliare servizi legati alla cultura, all’ambiente, spegnere prima le luci pubbliche e, soprattutto, smetterla con le tartine alla fine delle conferenze stampa istituzionali.
Il blocco politico di centro-sinistra che guida il Piemonte, con i suoi uomini forte nei posti chiave (Regione, Comune e Provincia di Torino insieme al Toroc, il comitato per l’organizzazione dell’evento a cinque cerchi), scalda i motori in vista delle prossime elezioni. E cerca di accreditarsi come erede di una certa tradizione sabauda di amministratori capaci, austeri, rigorosi. Intervistata a ‘Porta a Porta’, Mercedes Bresso, presidente diessina del Piemonte, dichiarava: «La finanziaria è tutta da rifare. Ci sono regioni che hanno già eliminato gli sprechi e noi siamo fra quelle». è così? Appena eletta la signora Bresso ha nominato la sua nuova giunta, composta da 14 assessori. Nove li ha assunti dall’esterno, cinque erano stati eletti in consiglio regionale ma per poter fare gli assessori la ‘Cumandoira’ (la comandante, come l’hanno soprannominata i piemontesi) ha preteso che si dimettessero. In questo modo si trovano a dipendere tutti da lei che li può ‘licenziare’ in qualunque momento, senza che i poveretti possano tornare a sedere in Consiglio. Lo scherzetto, moltiplicato per 14, costa ai contribuenti 217 mila euro al mese, 13 milioni in cinque anni. Cifre nettamente superiori a quelle che si sarebbero spese se gli assessori fossero stati scelti solo tra i consiglieri.
C’è poi il capitolo Toroc, il comitato olimpico retto da Valentino Castellani, già sindaco di Torino e creatura politica di Enrico Salza (prodiano doc), presidente di Sanpaolo Imi. Bene, proprio il Toroc, che va avanti da anni a suon di buchi di bilancio milionari tappati dal Governo tramite l’agenzia Sviluppo Italia, non sembra avere una visione strategica. Se ne è accorto perfino Antonio Saitta (Margherita), presidente della Provincia di Torino (ente che fa parte del Comitato di regia per i Giochi) al quale è scappata una frase sulla pista da bob e slittino appena costruita a Cesana (97 km da Torino) e costata 77 milioni. Osservava Saitta: «Quella pista ha dei costi di gestione troppo alti (800 mila euro l’anno, ndr), forse, dopo i Giochi, conviene abbatterla». E mentre il capoluogo piemontese si scopre al quinto posto tra le città più care d’Italia per il peso dell’Ici, la giunta Chiamparino ha spiegato ai torinesi che proprio per colpa degli sconti Ici alla Chiesa Cattolica le casse del Comune avrebbero sofferto di un mancato incasso pari a un milione e mezzo di euro. Che i torinesi si scordino diminuzioni della tassa sulla casa. Morale: mica vero che gli amministratori non sanno amministrare, è solo colpa del governo e del Vaticano.

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