D – Tox

Di Simone Fortunato
21 Marzo 2002
di J. Gillespie con S. Stallone, T. Berenger

Un agente di polizia, in crisi per la morte violenta della moglie, viene spedito in una pericolosa clinica di disintossicazione.

Sono passati quasi dieci anni e nessuno se n’è accorto. Stallone è finito, bruciato, fallito. Flaccido e bolso come un manzo pazzo, non ha mai cominciato a recitare veramente (a parte qualche eccezione: F.I.S.T., Rocky, Rambo e Cop Land) e, comunque, ha finito ben presto. Negli ultimi anni di (evidente) degrado fisico non ha avuto nemmeno l’intelligenza di cambiare genere di film. E ha continuato, imperterrito, a fare film cappa & muscoli. Buon per lui, che si guadagna il pane. Peggio per noi, che dobbiamo sorbirci la sua bocca storta e le vene varicose. Peggio per me, soprattutto, che sono costretto a vedermeli tutti, i film di Stallone. Dovrebbero darlo a me l’Oscar, l’Oscar per la tenacia, perché sono riuscito a vedermi fino alla fine tutti gli ultimi film di Sly. Quali lingue potrebbero dire dell’intreccio di un film rispetto a cui le stupidaggini con Chuck Norris hanno la statura dei capolavori? E cosa si può dire di un ultracinquantenne con trent’anni di (disonorata) carriera, che recita così male da apparire dislessico? Nulla, o come diceva un amico: «Ama e fa’ ciò che vuoi». Cioè, impiccati.

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