D – Tox
Un agente di polizia, in crisi per la morte violenta della moglie, viene spedito in una pericolosa clinica di disintossicazione.
Sono passati quasi dieci anni e nessuno se n’è accorto. Stallone è finito, bruciato, fallito. Flaccido e bolso come un manzo pazzo, non ha mai cominciato a recitare veramente (a parte qualche eccezione: F.I.S.T., Rocky, Rambo e Cop Land) e, comunque, ha finito ben presto. Negli ultimi anni di (evidente) degrado fisico non ha avuto nemmeno l’intelligenza di cambiare genere di film. E ha continuato, imperterrito, a fare film cappa & muscoli. Buon per lui, che si guadagna il pane. Peggio per noi, che dobbiamo sorbirci la sua bocca storta e le vene varicose. Peggio per me, soprattutto, che sono costretto a vedermeli tutti, i film di Stallone. Dovrebbero darlo a me l’Oscar, l’Oscar per la tenacia, perché sono riuscito a vedermi fino alla fine tutti gli ultimi film di Sly. Quali lingue potrebbero dire dell’intreccio di un film rispetto a cui le stupidaggini con Chuck Norris hanno la statura dei capolavori? E cosa si può dire di un ultracinquantenne con trent’anni di (disonorata) carriera, che recita così male da apparire dislessico? Nulla, o come diceva un amico: «Ama e fa’ ciò che vuoi». Cioè, impiccati.
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