Da Cdr a Cdr.
Il comitato di redazione di Tempi esprime vicinanza e cordoglio ai giornalisti di Repubblica che il 18 dicembre 2006 hanno reso noto che «il non essere stati in edicola per due giorni consecutivi non è stata una scelta facile». E ben li capiamo visto che noi in edicola non ci stiamo per ben sei giorni consecutivi. I colleghi hanno proditoriamente scelto tale forma di protesta «dura, immediata, nettissima, proporzionale alla gravità» in quanto gli è stata «decurtata la tredicesima». E ben li capiamo visto che a noi non ci danno nemmeno la dodicesima. Il Cdr di Tempi è schifato che un editore – l’ingegnere De Benedetti Carlo – si rifiuti di sfamare un pugno di miliardari. è inammissibile. Ne va della libertà di stampa, perdio. Il Cdr di Tempi concorda coi colleghi che «non è un problema di soldi» perché qui si tratta di un «atto politico inqualificabile di sapore chiaramente intimidatorio». L’ingegnere sappia dunque che il Cdr di Tempi darà battaglia unendosi a Repubblica contro questa «logica da padrone delle ferriere, applicata a un Gruppo che pretende di avere come ragione sociale la difesa dei diritti delle persone, della dignità del lavoro. Che ha un presidente che si professa liberal e vanta di avere la tessera numero uno del partito democratico». Anche noi, come i colleghi, «sentiamo forte il disagio e l’indignazione». Anche noi, come i colleghi, «attueremo immediatamente ulteriori iniziative di lotta». Anche noi, come i colleghi, inizieremo la nostra lotta non firmando questo comunicato.
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