Da clandestino a poeta
Sono un albanese anomalo, non sono venuto in Italia via mare, ma via terra. Ho vissuto cinque anni da clandestino, eppure avevo un lavoro in tutta regola. Quando si scriveva sui giornali delle malefatte degli albanesi, dicevo che anch’io ero un albanese e cercavo di mostrare che non tutti siamo uguali. Sono uno straniero alle prese con la lingua italiana, un poeta clandestino che aspetta la prima sanatoria letteraria, cioè che la critica ufficiale si accorga della nuova letteratura in lingua italiana prodotta da intellettuali extracomunitari. Con Albalibri ho pubblicato Da oltre il mare, Grido, Ombre sul mondo, Cento e una favola, Milano – Tirana senza ritorno, un libro a quattro mani scritto insieme all’amico Alberto Figliolia, e Naufrago a Cerme che uscirà a fine novembre. Sono scritti che raccontano dei miei sogni e delle mie esperienze di giovane emigrato nella città del management e della finanza. Insieme a degli amici italiani ed extracomunitari ho fondato una casa editrice che ha per scopo la correzione del mercato editoriale in Italia. Visto che le piccole case editrici pubblicano tutte o quasi a pagamento, noi siamo gli unici a pubblicare scritti di poeti e narratori senza far pagare neanche un centesimo. Chiediamo solo qualità: scritti unici, belli e straordinari, cosa che non fanno più neanche le grandi case editrici. (C.M.)
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