Da Haider a Jenninger
I ben pagati predicatori di “verità mezognere” hanno la memoria corta. Per questo possono andare avanti nelle loro produzione di mitologia e consenso intorno al sempre più scarnificato mito manicheo dei “buoni ” da una parte e dei “cattivi” dall’altra. Un esempio? “La verità menzognera” è il titolo di un paragrafo di un bel libro di Mario Pirani, editorialista di Repubblica. In questo libro, scritto prima che cadesse il muro di Berlino, quello stesso Mario Pirani che qualche giorno fa ha lasciato intendere dalle colonne di Repubblica che la Chiesa cattolica è alla base del nazifascismo austriaco di ieri e dell’Haider di oggi, si lanciava in una appassionata difesa di un presidente del parlamento tedesco accusato anch’egli – nell’autunno del 1988 e da parte degli stessi ambienti socialdemocratici e verdi tedeschi oggi in prima fila contro Haider – di simpatie filo hitleriane. Dunque erano ancora degli onesti comunisti quelli che in Italia intervennero nella primavera dell’89 (quando il comunismo scricchiolava paurosamente e nessuno poteva immaginare che di lì a qualche anno avrebbe avuto una rivincita postuma in Germania e in Italia) per difendere addirittura con un volume (appunto a cura di Mario Pirani, Il fascino del nazismo, Il Mulino, 1989) il presidente del Bundestag. Si tratta del democristiano Philipp Jenninger, che per qualche settimana, a partire dal 10 novembre 1988, venne “venduto” dai media di tutto il mondo come “nazista” ed “esaltatore del nazismo”, a causa dei contenuti di un discorso tenuto da davanti al parlamento tedesco. Al contrario di Haider, in quell’occasione Jenninger si fece da parte, si dimise da presidente del Bundestag e accettò la stroncatura della sua carriera politica. Qualche mese dopo, Mario Pirani (e con lui tutto il meglio del giornalismo filo Pci) prese carta e penna e documentò, scrisse allora Pirani, “un test da manuale di come la diffusa tendenza a decotenstualizzare i fatti possa sovente condurre ad un vero e proprio rovesciamento della verità complesiva”; “Una maniera di procedere che corrisponde alla imperante suggestione a teatralizzare gli eventi, a contrapporre l’un l’altra, nel modo che risulti il più spettacolare possibile, posizioni artificiosamente polarizzate, a evincere e illuminare un singolo particolare che si presti ad una spericolata contraffazione: così persino una fotografia, dietro lo schermo del verismo documentario, può stravolgere la realtà. Figurarsi qualche frase estrapolata da un discorso”. Ma non è andata così anche con Haider, grazie anche alla volenterosa opera di propaganda all’estero attizzatta dal cancelliere socialdemocratico uscente Viktor Klima, guarda caso, leader di quella sinistra austriaca sconfitta in democratiche elezioni da Jörg Haider?
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