Da Montebello alla Somalia il coraggio dei lancieri del re

Di Persico Roberto
27 Luglio 2006
S. Lucchini e F. Centofanti, I Lancieri di Montebello, ed. Vallecchi, pagg. 96, euro 12

20 maggio 1959. Tra Casteggio e Voghera, nei pressi di Montebello, si consumò una battaglia memorabile. Sul campo, a reggere l’urto del V Corpo d’armata austriaco guidato dal generale Giulay, in attesa dell’arrivo della fanteria francese, solo qualche centinaio di cavalleggeri sabaudi. Fu certamente un’impresa quel muro eretto, perché contribuì in modo decisivo alla prima vittoria dell’esercito piemontese. Il 16 settembre di quell’anno, per Decrerto Regio siglato proprio nella città di Voghera, nacque una nuova formazione che prese appunto il nome di Cavalleggeri di Montebello. Il libro firmato da Stefano Lucchini (manager, docente all’alta Scuola di Giornalismo presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e grande appassionato di storia italiana) e Fabrizio Centofanti (professore, già capitano di cavalleria) ripercorre con agile scrittura e accurata perizia storica, anche grazie a materiale inedito messo a disposizione dall’Ufficio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, i passaggi chiave nella storia dei “verdi lancieri”. Come la repressione del brigantaggio nell’Italia meridionale, le azioni a sostegno nella Prima guerra mondiale, l’eroica difesa di Roma nel 1943. E per venire a stagioni più recenti, la missione in Somalia del 1993, dove i lancieri assunsero il ruolo arduo di protagonisti nel processo di pace, e dove negli scontri perse la vita il sottotenente Andrea Millevoi. In appendice, la storia dei lancieri di Montebello vive di un suggestivo contributo iconografico.

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