Da piazza indipendenza a vicolo dell’indignazione

Di Tempi
11 Luglio 2002
Sono politici di professione e - al diavolo il popolo, occhi chiusi sulla realtà

Sono politici di professione e – al diavolo il popolo, occhi chiusi sulla realtà – siano essi magistrati, giornalisti o apparatchnik statali, sono pronti a soffiare sul fuoco dello “scontro sociale” per paralizzare l’Italia con scioperi oggi, autunno caldo domani. Uno di loro scoprì l’inganno già parecchi anni orsono, era un leader della sinistra francese, divenne un intellettuale non conformista, i corsivi sono suoi: «Non hanno del tutto torto quelli che definiscono il socialismo come risentimento, pratica del risentimento, rapporto di risentimento con l’esistenza e la politica. Ascoltate i sindacalisti quando chiamano le loro truppe al contrattacco, alla difesa degli interessi acquisiti, alla lotta contro gli assalti che attentano alle conquiste del proletariato. Ascoltate i parlamentari di sinistra quando censurano il governo, quando presentano interpellanze ai suoi rappresentanti e li mettono sotto accusa. Ma le vedete le campagne di mobilitazione in cui l’unico problema è sempre quello di denunciare, reclamare, indignarsi? Vi ricorderete dei grandi processi dell’ultrasinistra all’indomani del ’68, allorché si perorava il diritto borghese contro la borghesia, la verità tradita e la giustizia beffata. In fondo, non è mai il socialismo a scegliere il terreno o le armi dello scontro. Sa solo rispondere, reagire, ritorcere, ultimo moderno paladino della vecchia legge del taglione. Quando spiega incolpa, quando deve dar conto domanda invece conto, un fatto gli risulta intellegibile solo dopo che è stato istruito un processo e trovato un colpevole. Non è falso, pertanto, il luogo comune che giudica il socialismo incapace di elaborare un progetto di società: infatti la sua società è quella del Capitale, di cui purtroppo, il socialismo non è nemmeno la figura capovolta». Questo scriveva, nel 1977, che non aveva ancora trent’anni, Bernard-Henry Levy, filosofo che nel ’68 aveva guidato i cortei del maggio parigino. E questa incapacità di elaborare un progetto di società, rappresenta, ancora nel 2002, il vecchio Partito socialista dell’indignazione, Cofferati, la Cgil e le risentite “anime belle” di La Vedetta, la corta e maltese Repubblica del Capitale.

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