DA SCUDOCROCIATO A MARGHERITA
Il 18 gennaio 1919 nelle strade italiane apparve, sormontato dal motto libertas, un grande affisso su carta bianca: «A tutti gli uomini liberi e forti». Era nato il Ppi di don Luigi Sturzo. Piero Gobetti commentò: «Sturzo lavora a fare che il popolo creda alla politica attraverso una pregiudiziale morale. Coll’illusione religiosa fa partecipare le masse alla vita della laicità [impedendo così] la catastrofe dell’atomismo connaturale con la politica socialista». Antonio Gramsci riconosceva che «il cattolicesimo democratico fa ciò che il socialismo non potrebbe: amalgama, ordina in qualche forma questo brulichio di forze elementari». Tuttavia i Popolari ebbero la loro storia e, con la Dc, diedero mezzo secolo di sviluppo all’Italia. Poi vennero “Mani pulite” e la rassegnazione di Mino Martinazzoli. Venne ripreso l’acronimo del Ppi, ma non lo spirito. Infine venne Luigi Castagnetti e il partito diventò un petalo di un fiore, la “Margherita”: m’ama, non m’ama. Al pretino di Caltagirone e allo statista trentino, da lassù, sarà spuntata una lacrima. A commentare il passo di Castagnetti non ci sono Sforza, Gobetti, Gramsci, Croce, V. G. Galati: basta solo Chicco Rutelli.
Pasqualino Spatafora
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