Da Tuti a Violante, su un certo sig.Rossi. E di una compagnia che ci vuol bene
Caro Direttore Era fin troppo facile prevedere che le parole alte e chiare del Pontefice per un gesto di perdono e riconciliazione nei confronti dei detenuti in occasione dell’anno Santo si sarebbero perse nel chiacchiericcio mediatico di stampa e televisione, e nelle scontate manovre preelettorali dei politicanti.
E contro ogni gesto di clemenza si è levata, decisa e ineludibile come una sentenza anche la voce del presidente della camera dei deputati, l’onorevole ex magistrato Luciano Violante. A negare ogni clemenza nei confronti dei criminali e assassini, dimenticando forse che qui in carcere sono pochi quelli ad aver causato, con la propria azione ed i propri errori, la morte di qualche innocente, e i più sono poveri cristi vittime delle circostanze e di una sorta di destino scontato…
E dimenticandosi, Violante, degli innocenti che ha portato alla morte con le sue azioni giudiziarie, con le sue persecuzioni e le sue false accuse. Ma per questo lui non ha certo bisogno di leggi di clemenza o amnistia, visto che anche su quelle morti di innocenti, e su tante amnesie, ha costruito la sua carriera giudiziaria prima e politica poi. Ma forse anche lui, Violante, avrà bisogno un giorno di clemenza e perdono, e allora inizi intanto con un esame di coscienza…….
E inizi a ricordarsi l’onorevole Violante di Maurizio Rossi, che lui fece arrestare in uno dei primi blitz contro il “terrorismo nero”, nel 1974: quel Maurizio Rossi che poi fu assolto con tutti gli altri imputati dalla Corte d’Assise di Torino, un paio di anni dopo. E basterà ricordarsi il clima di quegli anni, in piena emergenza antiterrorismo, per rendersi conto che quell’assoluzione era il segno della completa infondatezza delle accuse, e insieme la denuncia delle manovre persecutorie della procura-già allora basate solo su dei “teoremi” di comodo, come quello dell’Ordine Nero in Toscana, e su uno spregiudicato uso dei primi “pentiti”.
Ma intanto la vita di Maurizio Rossi era stata spezzata dal quell’ingiusta detenzione, dalle accuse riprese dalla stampa e dalla televisione e diffuse insieme ai più infami sospetti per tutte le nefandezze di quegli anni: le stragi, le trame, gli attentati… Uscendo dopo due anni di ingiusta detenzione, Rossi si trovò senza più lavoro, e anche la moglie lo aveva lasciato (ed è rimasta solo una bellissima canzone di De André a ricordare come in quegli anni la repressione colpì anche gli aspetti più intimi degli accusati: gli affetti familiari, i sentimenti, la reputazione).
Chi può sapere cosa passa nella testa e nel cuore di un uomo in certe situazioni?
In preda alla disperazione per tutto il male che gli era stato fatto, e per protestare forse follemente il suo amore insieme alla sua innocenza, Rossi sparò alla moglie e si suicidò.
Di chi la colpa di tutto questo? E chi lo aveva reso assassino e vittima insieme?
Certo nel codice non c’è nulla che tratti di tutto questo. Di questa sorte di “effetti collaterali”, come è venuto ora in uso chiamare le morti che nessuno paga, le morti causate da chi crede di avere sempre ragione, di chi non deve mai rispondere davanti alle leggi degli uomini del male fatto. E su tutta la vicenda ci fu solo qualche trafiletto in cronaca, tanto si trattava solo di un disgraziato accusato di esssere fascista: carne persa, da ergastolo o da obitorio…..
E chi poteva allora permettersi di richiamare alle sue responsabilità-certo, solo morali- uno dei magistrati sulla breccia contro il fascismo, il golpismo, le trame e poi un politico con così importanti cariche istituzionali? L’onorevole magistrato Luciano Violante non ha mai avuto bisogno di clemenza e di perdono, avendo potuto contare anche sulle amnesie di tanti, anche di coloro, oggi parlamentari, che al tempo furono sfiorati da quel blitz…
Allora, dopo più di venticinque anni, quando anche in me l’odio è da tempo svanito si sta ormai perdendo anche la memoria di quei fatti, auguro molto serenamente al presidente della camera dei deputati Luciano Violante di ritrovare, insieme al ricordo di quel suo imputato, Maurizio Rossi, anche quella di clemenza e quel perdono di cui tutti abbiamo bisogno-giudici e condannati,politici ed elettori.
Quella clemenza e quel perdono che dall’alto della sua carriera l’onorevole magistrato Luciano Violante nega a quei tanti poveri disgraziati in galera senza aver mai causato la morte di nessuno, e forse anche vittime di persecuzioni ad errori giudiziari.
Mario Tuti, carcere di Livorno, sezione massima sicurezza.
Di un assassino comune – era un fascista anche lui, antelitteram? -, avrebbe lasciato scritto il compagnao di cella Oscar Wilde:
“Lo impiccarono come s’impicca una bestia
Non sonarono nemmeno la campana
A morto, che forse avrebbe dato
Riposo alla sua anima sgomenta,
Ma in fretta in fretta fu portato via
E nascosto in una buca.
Gli tolsero la casacca di tela,
Lo dettero alle mosche:
Risero del collo gonfio paonazzo,
Dei grandi occhi sbarrati:
E sghignazzando gli gettarono addosso il sudario
Nel quale il loro condannato giace.
Il cappellano non volle pregare in ginocchio
Presso la tomba infame
Né segnarla con la Croce benedetta
Che Cristo dette per i peccatori,
Però che l’uomo era uno tra quelli
Che Cristo discese a salvare.
Comunque, tutto è a posto; egli ha soltanto toccato
La mèta designata d’ogni Vita:
E lacrime straniere colmeranno per lui
L’urna della pietà da tempo infranta,
Poi che saranno i reietti a piangere per lui,
E piangono i reietti senza tregua.”
Il nostro buon amico MarioTuti è entrato nel suo 27 anno di galera e, come si capisce, rimane saldamente nel braccio ad elevato indice di sorveglianza. C’è parecchia gente, oltre a noi, e parliamo di volontari, tutori, cooperatori sociali e culturali che lo consocno da vent’anni che sono pronti ad assumersi responsabilità qualora qualche magistrato di sorveglianza e un minsitro di grazia e giustziai sid ecidesse a resiture quest’uomo almeno a una moderata, contrallata, blidnata semilibertà. Sono tutti furoi, commpreso quelli che massacrarono scorte, politici, poliziotti e, giustamente, si riconosce loro l’ipotesi di ravvedimento. Questo Tuti ivece rimane sladamente dentro, perché è noto che non sarbbe facilmente disposto a trasformarsi in uno scrittore di memorie, o in commenatatore di costume o in un intervisattore di carcerati o in un buonissimo collaboratore. Tuti è solo una persona che fu travolta dall’ideologia e che odiò fino all’ira omicida. Oggi è un altro, semplciemnte un altro uomo perché succede anche che uno cambi e che si ritrovi un altro su quel resto di scialuppa che è la vita a quasi sessant’anni. Tuti non cerca pietà, né i suoi amici sono altri che i reietti come lui. Tuti cerca un minimo di equiparazione al trattamento riservato ad altri. Forza onorevole Violante, provi a far qualcosa per questo detenuto dal molto carcere “speciale”. Ci risulta che lo stia già facendo il senatore Luigi Manconi, che è di sinistra quanto e forse più del suo nobile club di azionisti-gramsciani torinesi, perché non può farlo lei?.
Rinnoverò l’abbonamento, perché siete una delle poche possibilità di un giudizio non omologato alla cultura dominante.
Vorrei però fare umilmente un invito:
il tono che voi chiamate “provocatorio” è spesso sarcastico. Come tale arrischia di far sentire un’aria di superiorità e di compatimento nei confronti di chi la pensa diversamente. Arrischia così di non provocare ma di scontentare e di creare nemici.
Alla vostra sincerità di lettera, credo debba corrispondere altrettanta sincerità.
Con questo, ossequi
Don Giampiero Baldi, Parrocchia Beata Vergine Assunta, Turbigo (Mi).
Grazie del saggio e cortese rilievo, caro amico sacerdote. Cercheremo di emendarci. Anche perché l’ideale di un giornale che vuole contribuire a fare popolo non può certo inseguire quello del “molti nemici, molto onore”.
Caro Direttore, vogliamo ringraziarti per il prezioso lavoro tuo e dei tuoi amici.Malgrado una lettura talvolta difficile e una ricezione postale spesso insopportabile, restano la chiarezza, l’intelligenza e la familiarità di un giudizio con cui Tempi ci accompagna tutte le settimane. Naturalmente rinnoviamo l’abbonamento e ti confermiamo l’intenzione di proseguire insieme questo cammino inviandoti, attraverso l’amico comune Andrea, un piccolo aiuto di 5 milioni (due e mezzo adesso e altrettanti a fine anno) per Tempi. Nella speranza di incontrarci al Meeting,un abbraccio.
Luca di Venosa,Carlo Lusso, Paolo Tettamanti, Stefano Cristiani, Massimo Scotti
Milano.
L’Unità è finita in quarantena mentre D’Alema governava e andava in barca a vela. Noi qui abbiamo questo genere di fratelli, davanti alla cui generosità e affetto, ci sentiamo quasi mortificati. Ma poi ci pensiamo e vediamo che, nonostante la nostra picciol barchetta, errori e scostumatezze nostre, questa amicizia è il pegno di una verità che non ci sovrasta né ci mortifica, ma che semplicemente è un dono, a cui ci sottomettiamo con gioia.
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