Da vedere, da evitare

Transformers
di Michael Bay con Shia LeBeouf, Jon Voight
Genere: fantascienza per adulti col ciuccio
Voto: buono
La lotta tra il bene e il male attraverso il conflitto tra due stirpi di robot, gli Autobots e i Decepticons. Prodotto da Steven Spielberg e girato da Michael Bay, il regista di The Island, Transformers è un film cupo e granitico. Si vede lo zampino di Spielberg nelle tante citazioni e autocitazioni, da La cosa a Incontri ravvicinati del III tipo, fino al recente La guerra dei mondi con cui Transformers condivide l’atmosfera inquietante e post terroristica. A quando un film su Cicciobello?

I Fantastici 4 e Silver Surfer
di Tim Story con Jessica Alba e Ioan Gruffud
Genere: per chi legge i fumetti e per chi idolatra Jessica Alba
Voto:buono
Nuove avventure per i Fantastici 4: questa volta dovranno salvare la Terra dal temibile Silver Surfer. Uno dei rari capitoli 2 riusciti meglio del primo. C’è voluto poco: una certa dose di ironia, un cattivo dal volto e dal cuore umano (Silver Surfer), effetti speciali all’altezza ma non fini a se stessi. Non è Spiderman e il regista è lontano dal talento di Raimi, ma è buon intrattenimento semplice rivolto ai ragazzini, con un occhio agli adulti. Tanti i riferimenti alla guerra al Terrore.

Il destino di un guerriero
di Augustin Diaz Yanes con Viggo Mortensen e Enrico Lo Verso
Genere: tra lo storico e la soap
Voto:pessimo
Le gesta di un mercenario spagnolo nella Spagna seicentesca. A parte il titolo italiano infelice, il kolossal spagnolo manca di epos e di una scrittura solida. Lunghissimo, noioso e con un cast che sembra prelevato da una soap opera sudamericana. Con l’effetto grottesco di vedere un buon attore, Mortensen, costretto scimmiottare disperatamente se stesso ne Il signore degli anelli.

Hostel – Parte II
di Eli Roth con Edvige Fenech
Genere: horror tarantiniano
Voto:buono
Tre ragazze in vacanza in Europa, ospiti di un ostello degli orrori.
Secondo capitolo dell’horror radicale dell’anno scorso, quello dei sacchettini per il vomito distribuiti in sala. Il regista Eli Roth, da buon amico di Tarantino, non si smentisce e gira un film con un occhio alla macelleria e l’altro ai b-movie italiani degli anni Settanta. Effettacci di bassa lega e per stomaci forti. Il risultato è solo per intenditori. Anche se la presenza di Edwige Fenech fa sempre un bell’effetto.

Zodiac
di David Fincher con Mark Rufgfalo, Robert Downey Jr
Genere: thriller sudoku
Voto: buono
San Francisco, 1969: un serial killer miete vittime tra giovani coppiette. Thriller solido firmato da un esperto del genere, il regista di Seven eThe Game, David Fincher che decide di cambiare strategia: non più suspence e colpi di scena come nella tradizione del genere, ma un’attenzione alle fonti, ai veri documenti e agli indizi d’epoca. Ne viene fuori un film avvincente, anche se un po’ lungo, sorretto da un cast in grande spolvero. Notevole la ricostruzione d’epoca.

Le vite degli altri
di Florian Von con Martina Gedeck
Genere: esistenziale
Voto:ottimo
Berlino Est, 1984: una coppia di attori viene messa sotto sorveglianza dalla Stasi. Ma qualcosa va storto. Un grande film sul desiderio e sulla bellezza. Un uomo dall’esistenza grigia, un semplice ingranaggio privo di senso, viene risvegliato alla vita dall’esperienza che vede in atto tra due persone. è la nostalgia di qualcosa che non ha mai avuto, ma ha visto essere possibile. Per questo sarà pronto a sacrificare tutto, il lavoro e la propria vita.

Pirati dei Caraibi 3 – Ai confini del mondo
di Gore Verbinski con Johnny Depp, Orlando Bloom e Keira Knightley
Genere: da poster in cameretta
Voto:sufficiente
Nuove avventure per Jack Sparrow e compagnia: questa volta devono vedersela con l’olandese volante e la Compagnia delle Indie alleati insieme. A parte il fatto che due sequel in una stagione sono troppi, non si capisce niente della storia. Troppe le cose lasciate a metà: vicende non chiuse, personaggi lasciati in sospeso, una sceneggiatura bucata come un gruviera. E un’idea forte, quella dei confini del mondo, che viene sprecata, senza nemmeno troppi effetti speciali, dopo pochi minuti.

I Robinson – Una famiglia spaziale
di Stephen J. Anderson
Genere: animazione zuccherosa al limite della carie
Voto:pessimo
Grazie a una macchina del tempo, un orfano troverà la famiglia che ha sempre sognato. Una commedia alla Disney piena di buoni sentimenti, tanti proclami sull’andare avanti nonostante la vita sia una sfiga e poi si muore. Ma anche una grande solitudine: in tutti i film del nuovo corso Disney i bambini, i cuccioli, i robottini sono sempre soli di fonte ai propri problemi. E da soli devono sbrogliarsela, farsi accettare dal gruppo, facendo le “scelte giuste”. Ma quali sono le scelte giuste? E, soprattutto, chi le stabilisce?

Ocean’s 13
di Steven Soderbergh con B. Pitt
Genere: i meglio fighi del pianeta
Voto:sufficiente
Danny Ocean e una nuova missione: quella di svaligiare il potente boss di un casinò di Las Vegas. Lontano anni luce dalla freschezza del primo Ocean, questo terzo capitolo è, se possibile, ancora peggio del secondo. Virtuosismi dietro e davanti la macchina da presa, una cast narciso che passa tutto il tempo a guardarsi allo specchio. Un bel divertimento, per loro. Perché il pubblico ronfa in sala. Uno spreco di soldi, talento e attori. Flop al botteghino in America e in Italia.

Le regole del gioco
di Curtis Hanson con Eric Bana
Genere: Edipo gioca a poker
Voto:buono
Un giocatore di poker e un’ossessione: sconfiggere il padre a carte. Solido film sul poker come metafora della vita girato da un abile mestierante come Curtis Hanson (L.A. Confidential) che rende bene la solitudine di un uomo incapace nelle carte come nella vita di uscire allo scoperto. L’incontro con una donna lo costringerà a giocarsi tutto. Dopo In her Shoes, un altro film delicato e positivo su un incontro che cambia la vita. Canzoni, splendide, di Bruce Springsteen e Bob Dylan.

Grindhouse
di Quentin Tarantino con Kurt Russell e Rosario Dawson
Genere: ammazzare stanca
Voto:sufficiente
Stuntman Mike è un serial killer col vizio di far fuori le belle ragazze. Presentato all’ultimo Festival di Cannes, è l’ennesimo giochino autoreferenziale di Tarantino. Citazioni su citazioni, sperimentazione (la pellicola dà l’effeto di essere vecchia di 30 anni): è un omaggio al cinema degli anni Settanta, quello basso dei
b-movie ma anche quello “alto”
di John Carpenter e del primo Spielberg, un omaggio filologico senza alcun contenuto di rilievo.

Ti va di pagare?
di Pierre Salvatori con Audrey Tautou e Gad Elmaleh
Genere: incudine sui cosiddetti
Voto: sufficiente
Una ragazza bella ma spiantata ama la bella vita che però non può permettersi. Seduce uomini non più giovani, fino a quando incontrerà quello sbagliato. Dovrebbe essere una commedia sofisticata, e invece è un film angosciante e cinico sullo sfruttamento dell’altro. Poco divertente, con una sceneggiatura piena di buchi: non basta lo spettacolo della Costa Azzura per fare una commedia. La Tautou fa solo una cosa: le smorfie.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.