Dal “Che” al “Gius”

Di Tempi
20 Ottobre 2000
Io non ho smesso di pensare ai poveri, non ho smesso di sentire sete di giustizia, non ho smesso di pensare all’infanzia abbandonata e alla crisi morale che affligge i nostri popoli

Io non ho smesso di pensare ai poveri, non ho smesso di sentire sete di giustizia, non ho smesso di pensare all’infanzia abbandonata e alla crisi morale che affligge i nostri popoli. Solamente che oggi penso in modo più totale, oggi penso all’uomo intero. Il mondo così com’è non lo posso cambiare… ma io di fronte al mondo, sì, cambio, e tutto quello che faccio deve riflettere questo cambiamento. Cambio il mondo nella misura in cui cambio io. Non importano le mie fragilità. Importa lasciarmi guidare da ciò che si è incontrato e scoperto nella persona di Cristo. Mi scuserà don Giussani per essermi attardato in questa riflessione, ma voglio chiarire che nasce dal mio recente incontro con il movimento di Comunione e Liberazione.

Da una lettera a don Luigi Giussani di Juvenal Ñique Rios, ottantenne intellettuale peruviano che conobbe Ernesto “Che “ Guevara.
In “Tracce” , settembre 2000

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