Dal Mondo 21
Per la pace in Africa meglio i mercenari che i caschi blu La provocazione era nell’aria e a materializzarla ha provveduto uno sconosciuto ricercatore di un istituto olandese specializzato in diritto internazionale sulle pagine prima del Washington Post e poi dell’International Herald Tribune: visto che in Sierra Leone i caschi blu dell’Onu non sono in grado di mantenere la pace, le grandi potenze non vogliono rischiare la vita dei loro soldati e le forze governative locali non riescono a impedire sevizie abominevoli e crudeltà inenarrabili sulla popolazione civile da parte dei guerriglieri del Ruf (Fronte rivoluzionario unito), perché non mandiamo sul posto dei mercenari? La domanda finora non ha incontrato risposte autorevoli, tranne la reazione scandalizzata di Misna (Missionary News Agency), un’agenzia di stampa missionaria con sede a Roma. Eppure gli argomenti addotti da Jonah Schulhofer-Wohl, ricercatore dell’Asser Instituut, non sono campati per aria.
Washington Post ed Herald Tribune: “Costano meno e rendono di più…”
Il ricercatore ricorda che Executive Outcomes (EO), una compagnia militare privata di origine sudafricana, è già intervenuta in Sierra Leone in passato dalla parte del governo con esiti molto diversi da quelli della missione Onu. “Con un costo stimato di 260 milioni di dollari in un arco di sei mesi, l’operazione delle Nazioni Unite rappresenta una missione molto dispendiosa finita male. Il bilancio di Executive Outcomes in Sierra Leone non potrebbe essere più diverso. Nei 21 mesi in cui rimase nel paese, EO costò appena 35 milioni di dollari e riuscì a respingere il Ruf dalle sue posizioni nei pressi di Freetown, a riconquistare le principali miniere tenute dai ribelli e a distruggere il loro quartier generale. Ciò costrinse Foday Sankoh al tavolo del negoziato e a firmare un accordo di pace nel novembre 1996 che permise di tenere le elezioni… Il successo di EO dipese dal suo approccio alla situazione sierraleonese. Le sue esperienze in Angola nel ‘93 e nel ‘94 l’avevano arricchita del know-how adatto a quel tipo di “conflitto di bassa intensità” che è in corso in Sierra Leone. EO utilizzò i kamajors, cacciatori locali, per raccogliere informazioni di intelligence e per occupare le basi ribelli conquistate e collaborò con la forza di interposizione dell’Africa occidentale (il corpo di spedizione, quasi tutto nigeriano, schierato a supporto dei governativi – ndr) in molte delle sue operazioni. Questo coordinamento permise alla piccola forza della EO di sopraffare il molto più numeroso fronte ribelle”.
“…nessuno piange la loro morte o ci rimette la rielezione”
Ma non è solo per la loro provata efficacia nel contesto africano che i mercenari rappresentano un’opzione che non può più essere demonizzata: “…essi offrono un rimedio ai recenti rifiuti da parte di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti di mandare truppe a rafforzare il corpo di spedizione Onu. Questi rifiuti derivano in parte dall’esperienza della Somalia. Nessun paese desidera impelagarsi in una missione di mantenimento della pace e veder rimpatriare nelle bare le truppe inviate. Invece la morte dei soldati di una compagnia militare privata, per dirla rozzamente, non avrebbe le stesse conseguenze politiche della morte dei soldati di un esercito nazionale”. E a tutto questo si aggiunge una terza considerazione: “Il vero valore delle compagnie militari private per la comunità internazionale non potrà essere messo a fuoco fino a quando quest’ultima non sarà disponibile a riconoscere le loro possibilità. Inoltre la mancanza di un tale riconoscimento farà sì che gli inconvenienti di queste compagnie persistano senza alcuna limitazione, mentre se si accettasse di trattarle come una controparte si potrebbero regolamentare meglio”.
Misna: “No, son diavoli, più potere al Palazzo di Vetro”
Gli argomenti di cui sopra non convincono Misna, che replica scandalizzata: “Ricorrere ad eserciti privati nelle operazioni di pace per sedare i cronici conflitti africani significherebbe porre una seria ipoteca sul principio di corresponsabilità delle Nazioni Unite. Ma non solo: significherebbe legittimare un mestiere –quello del mercenario- che nel Sud del mondo ha fatto solo danni. L’esperienza della Executive Outcomes la dice lunga. E’ vero che in passato questi mercenari, arruolati dal governo, riuscirono a respingere i ribelli. Ma allora che cosa dire di tutte le volte in cui questi soldati di ventura hanno ucciso nel nome del “dio denaro” servendo interessi diabolici?”. L’agenzia missionaria conclude che l’unica soluzione consiste nel “dare maggiori poteri all’Onu” e scegliere le forze di interposizione “secondo criteri di equità”, cioè facendo partecipare anche militari dei paesi ricchi. Una prospettiva decisamente lontana dalla realtà effettuale. Due anni fa sul Financial Times era apparsa un’altra analisi interessante sugli “eserciti privati” e sul caso della Sierra Leone. Alcuni passaggi di quell’articolo suonano anche oggi come una risposta a chi si riconosce nelle obiezioni di Misna: “La tattica favorita dei ribelli era di amputare membra umane coi machete. Al confronto i dubbi morali sull’opportunità di utilizzare una compagnia militare privata svaniscono. Ed è poco probabile che queste compagnie scompaiano… C’è bisogno di entrare in rapporto con loro. Questo è il primo passo per controllarle e regolarle”.
Son più mercenari i soldati di ventura o chi campa sulle missioni Onu? Sui fallimenti delle missioni Onu, di cui quello sierraleonese è solo l’ultimo in ordine di tempo, naturalmente si trovano decine di analisi sulla stampa italiana ed estera, e le cause indicate sono le più diverse. L’onore della citazione spetta a un breve passaggio del libro Me against my brother di Scott Person, inviato del Daily Telegraph in Africa negli anni Novanta, che nella sua analisi delle ragioni del fallimento della missione Onu-Usa in Somalia mette anche un dato statistico: “… dei miliardi spesi in Somalia fra il ’92 e il ’95, meno del 4 per cento di quel denaro è stato riversato nell’economia locale. I profitti accumulati dalla ditta Brown & Root, titolare degli appalti edilizi per l’esercito americano, per la costruzione delle strutture di servizio dello staff Onu hanno superato lo stanziamento per la ricostruzione delle infrastrutture della Somalia”. E poi dicono che pagare i mercenari è immorale…
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