DAl mondo arabo cattive notizie per la (poca) libertà di stampa

Di Eid Camille
25 Ottobre 2007

Da anni l’associazione Reporters sans frontières pubblica una classifica mondiale in cui esamina la situazione della libertà di stampa in 169 nazioni. A ogni appuntamento piange il cuore per il posto occupato dai paesi arabi. Nell’ultima classifica non c’è traccia di alcun paese arabo prima del cinquantesimo posto, con la Mauritania. Il Kuwait e gli Emirati Arabi Uniti compaiono poi al 63esimo e 65esimo posto. Tocca dopo al Qatar (79), al Libano (98) e al Marocco (106). Dove sono finiti gli altri paesi arabi? Semplicemente tra gli ultimi degli ultimi. Solo dal numero 140 alla fine dell’elenco se ne contano ben dieci: Sudan, Yemen, Tunisia, Egitto, Arabia Saudita, Siria, Libia e altri. Viene da chiedersi quale posizione occuperà l’Egitto nella prossima classifica dopo la recente dura condanna emessa da un tribunale del Cairo nei confronti di quattro direttori di giornali: un anno di lavori forzati, 25 mila lire egiziane (circa 2.500 euro) e 10 mila lire egiziane (circa 1.300 euro) di cauzione. L’accusa? «Aver nuociuto alla reputazione della nazione, diffondendo consapevolmente notizie false e tendenziose». Vale a dire aver tentato di far luce sulle oscure manovre (e gli intrighi all’interno del partito al potere guidato da Hosni Mubarak) per la successione del rais, e per avere indicato proprio il suo rampollo Gamal (44 anni) come il più probabile erede alla presidenza. Uno dei giornalisti condannati doveva pure rispondere di aver insistentemente dato per malato lo stesso Mubarak. Voci, subito rimbalzate all’estero, che avevano poi costretto il presidente a comparire in pubblico per dimostrarne l’infondatezza. Quanto basta per dimostrare quanto siano ancora fragili ed effimere le timide aperture nei confronti della stampa in molti paesi.    camilleid@iol.it

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