Dal Pc all’Ic?
E’ il titolo della storia di copertina della rivista americana The New Republic del 25 ottobre scorso, dedicato alla scuola della “rational choice” (“scelta razionale”). Oggi il suo rappresentante più autorevole è Kenneth Shepsle, “l’uomo che ha nelle mani il futuro della scuola di scienze politiche negli Usa”: specializzato in matematica, un dottorato presso l’università a orientamento tecnico-scientifico di Rochester, fa parte del gruppo ristretto di scienziati della politica ammessi all’Accademia Nazionale delle Scienze. Chi lo andasse a trovare nel suo ufficio, accanto ad un laboratorio informatico lungo i corridoi del Centro elaborazione dati MIT di Harvard, con gli scaffali stracolmi di riviste tecnico-scientifiche e le tabelle bianche appese al muro, crederebbe di avere a che fare con uno studioso di fisica piuttosto che con un esperto di politica.
Non per niente la scuola della “scelta razionale” – che comunque abbraccia le più diverse discipline, anche se oggi è nota soprattutto per le teorie in campo politico – intende trovare “leggi universali per i comportamenti politici” richiamandosi al “metodo utilizzato dai fisici per studiare gli atomi e le particelle subatomiche”, cioè costruendo modelli matematici ed equazioni per un calcolo probabilistico dei comportamenti umani.
I seguaci della “scelta razionale” ritengono che la scienza politica richiede teorie universali a base logico-matematica dove il comportamento umano è ridotto a un insieme di opzioni ed interessi del tutto indipendenti “dall’armamentario classico di valori, cultura e storia”. Il padre di questo orientamento è William Riker – “il comandante Riker” come amano chiamarlo Shepsle e i suoi – che negli anni ’50 guardò alle nuove teorie per spiegare i fenomeni sociali in termini matematici, come quelle del nobel Kenneth Arrows, per impiegarle nello studio della politica, introducendo in questo campo anche il metodo deduttivo e le tecniche matematiche mutuate dall’economia. Nonostante la critica scientifica obietti alla scuola della “scelta razionale” che molti fenomeni della realtà umana e politica vengono tagliati fuori dalla sua analisi, i sostenitori rispondono che “la verità scientifica sta solo nelle teorie universali”, le quali “a volte hanno una relazione imperfetta con la realtà, dovuta all’approssimazione delle ipotesi e delle semplificazioni”. Ma “una teoria non può essere rigettata solo perché non rende ragione di alcuni fatti… può solo essere sostituita da una teoria migliore” (Dennis Chong, Università Northwestern).
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