Dalla fabbrica dei geni a quella dei vichinghi

Di Tempi
02 Marzo 2006

C’era un milionario convinto che l’America fosse a un passo dalla catastrofe genetica, si chiamava Robert Graham e nel 1980 creò in California la banca del seme dei Nobel. E con lui c’era l’inventore dei transistor e Nobel per la fisica nel ’56, si chiamava William Shockley, noto razzista e correntista di Graham. Vent’anni dopo un giornalista invita, sulla rivista online Slate, chiunque ha notizie della banca a contattarlo. Si chiama David Plotz, vuole verificare l’innalzamento del livello americano con oltre 200 bimbi-prodigio in circolazione grazie a Graham. Risultato, bambini provenienti dallo sperma dei tre attempati nobel che aderirono all’iniziativa: 0. Da comuni donatori: 215. Di cui iper talentuosi: 0.
La ricerca di Plotz, oggi vicedirettore di Slate e collaboratore del WP e del NYT, diventa un saggio, La fabbrica dei geni (tradotto in Italia da Lindau). Morto un sogno elitario e razzista ce ne è già un altro, più casual e alla portata di tutti: la Scandinavian Cryobank il cui motto pubblicitario è: «Congratulazioni! è un vichingo».

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