Dalla rivolta al club. Degli sbirri
Come suggeriamo qui accanto, c’è una radicale differenza tra furba sbirraglia – che prima offende, poi si traveste da vittima del potere di polizia – e potere di polizia a cui, da sempre, qualsiasi forma di civiltà (non esclusa ovviamente la democrazia ) ha attribuito la prerogativa dell’esercizio della forza legittima per difendere la pace di una comunità e la sicurezza degli individui. Curiosamente pare succeda solo in Italia che governativi e affini (Verdi e ricomunisti) abbiano più fiducia nei provocatori di professione che nelle forze dell’ordine e, come nel recente caso di battaglia campale per le vie di Napoli, rimproverino di “risposta eccessiva” poliziotti caricati a freddo da gente che forse non ha di meglio da fare nella vita che andare in giro a spaccar le teste di proletari in divisa. Come si spiega tanto lisciare il pelo al teppismo che si ammanta di pensierini politici? Si spiega col fatto che, oltre a essere rappresentative di una borghesia salottiera che ha fatto della solidarietà sociale e del proletariato l’ipocrita sgabello di avventure (personali) di potere e di profumate (di soldi) carriere (oh, gli angelici Cossutta father&son, alla guida di miliardarie agenzie statali per il Mezzogiorno), le attuali forze governative ospitano tra le loro file un’importante (anche se forse non maggioritaria) percentuale di sbirri (come dimostrano i casi dei manettari Santoro, Luttazzi e Travaglio). I quali ovviamente non possono riconoscersi nei figli del popolo, né, tanto meno, indosserebbero mai la divisa che tanti poliziotti meridionali vestono per necessità (un impiego per campare) e virtù (una certa sincera attitudine per l’ordine). Gli sbirri veri non credono nelle forme esteriori: per questo portano divise, mostrine e galloni cuciti esclusivamente dentro la testa; e da Lenin, sbirro per eccellenza, imparano l’uso che si può fare (tanto più se da pulpiti importanti come la TV) del caos mentale, ideologico, antropologico di quanti non riescono a spiegare perché la“globalizzazione” dello spinello libero è cosa buona, mentre quella degli Ogm (con cui si potrebbero sfamare popoli un po’ meno fortunati di quelli europei, talmente ricchi da poter allevare nel proprio cortile di casa tanto nichilismo da lasciarsi morire di “punk a bestia”) sarebbero male di per sé. Personaggio che si pretende superiore, lo sguardo rivolto al futuro, la persuasione di essere al servizio non di una causa qualsiasi, ma della Giusta Causa, lo sbirro coltiva neanche troppo in segreto un alto disprezzo del popolo. E così, come Tullio De Mauro nel 2001 (vedi Taz&Bao) arriverà a esprimere in modo meno sofisticato un principio già anticipato quando non era ancora ministro (“Noi non possiamo dare troppa fiducia ai genitori e agli insegnanti nel creare la riforma, perché sono delle realtà immature e dobbiamo quindi governare la riforma dal centro” Il Manifesto, 15.1.1997), sulle piazze italiane e nei programmi Rai torna un teatro che apparve per la prima volta come una tragedia da partito della rivoluzione. La seconda, oggi, come una farsa da club degli sbirri.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!