Dalle canne di Stato al silicone della mutua
Forza Italia con l’intero gruppo del Partito Popolare Europeo ha sventato il tentativo dei socialisti, dei verdi, dei liberali e dei comunisti di far condannare dal Parlamento europeo il presidente della Conferenza episcopale italiana, monsignor Angelo Bagnasco. I gruppi europei dei quali fanno parte tutti i partiti dell’Unione (tranne l’Udeur) attribuivano a Bagnasco frasi mai pronunciate a proposito dell’omosessualità. La proposta delle sinistre, contenuta in tre testi fotocopia, è stata cancellata dal testo finale di compromesso tra le varie forze politiche. Non si possono non sottolineare le contraddizioni del nascente Partito democratico. Che a Roma esprime solidarietà a Bagnasco dopo le minacce ricevute. Ma a Strasburgo diventa protagonista dell’attacco durissimo al presidente della Cei.
Mario Mauro
vicepresidente
del Parlamento europeo
E dire che i Giuseppe Fioroni ci avevano promesso di mettersi «alla testa dei cattolici».
Tutto ciò che significava mezzo per arrivare a un fine oggi diviene apostasia della sua vera essenza. La libertà ispira un potere che diviene s-terminio, un termine senza più termine, pura ambivalenza. L’idolo libertà è dover essere senza prima essere; diviene scegliere senza sapere, conoscenza senza sapienza, senza sapore. Oggi la libertà istruisce, non accompagna, non educa, non dà essenza al contenitore. L’uomo attaccapanni, che lascerà come immagine antropologica di sé quella di un fossile, impronta senza contenuto, dissoltosi nel chiacchiericcio della post-filosofia vattimiana, ha la possibilità di riscoprire la speranza difendendo l’ambiente dalla sua sistematizzazione, difendendo la legge naturale dal diritto tecnologico, riscoprendo la vera relazione, che prevede la presenza di un altro con cui fare esperienza, fare famiglia. L’uomo tecnologico, privo di spazio e tempo, immerso nel real time contemporaneo, vinto e non con-vinto dal nulla artificiale, ha una grande speranza, che deve essere testimoniata e animata: riscoprire la Signorilità, perché dalle parole di Guardini sappiamo che «per poter abitare un palazzo è necessario avere nel sangue la signorilità, altrimenti semplicemente lo si occupa».
Matteo Della Noce Roma
Leggendo il bellissimo scritto di Marina Corradi sul silenzio dell’altopiano dello Sciliar (che anch’io frequento qualche volta d’inverno) mi è venuto il dubbio che lei confonda i bucaneve con i crocus. Penso che confonda i due tipi di fiori perché i crocus, oltre che bianchi, sono anche rosati o violacei. Anch’essi “bucano” letteralmente la neve ma sono molto diversi dai bucaneve che sono solo assolutamente bianchi. I crocus sono aderenti al terreno e si aprono da sotto in su mentre i bucaneve pendono da un esile gambo alto diciamo 15 centimetri, e inoltre sono deliziosamente profumati. Mi piace molto dipingerli ad acquerello. Già che ci siamo vorrei citare anche un altro fiore che un’amica mi ha segnalato qualche anno fa e che sboccia un po’ dopo i crocus: è il “campanellino di primavera”. È più alto del bucaneve (diciamo 20 centimetri), pende come il bucaneve da uno stelo, è come un ombrellino bianco con delle punte (cinque o sei), su ogni punta c’è un punto ben visibile giallo intenso. Una meraviglia! So dove andare a trovare questi fiori e ogni primavera parto per questa specie di pellegrinaggio: vado a trovare i fiori, mi inginocchio per vederli meglio, per annusarli, e ringrazio Dio perché li crea. Questo Dio così grande ma così vicino, questo Dio che ha creato le stelle e questi fiorellini, questo Dio che ha creato me, che si è fatto uomo, che vive nella Chiesa, nella compagnia degli amici che ho. E così davanti a un fiore ringrazio Dio, con gratitudine. Bene, ho detto quello che avevo da dire e mi scuso per la presunzione (pseudoscientifica).
Fiorenza Farina Verona
Risponde Marina Corradi: Sicuramente la signora Farina ha ragione. I fiori che ho visto dovevano essere crocus, dal momento che erano rosati. Grazie della segnalazione. Purtroppo sono una milanese che ama le Dolomiti, ma distingue a fatica un abete da un larice.
Anche io vorrei, come l’onorevole Luxuria, adeguare la mia esteriorità alla mia interiorità. Ho lo spirito, l’animo e la mente di una ragazzina, ma il corpo non ne vuole sapere: lui segue le regole ferree del tempo e della gravità. Ne sto subendo un danno enorme, tale da compromettere la mia salute psichica. Allora chiederei all’onorevole Luxuria e anche a Livia Turco, che so per certo essere persone di mente aperta e grande sensibilità: se in futuro il Servizio sanitario nazionale rimborserà interventi chirurgici di “adeguamento” potreste includere anche noi eterosessuali? Lo so, è una richiesta ai limiti del lecito, in fondo siamo una casta inferiore, per giunta in via d’estinzione. Ma se le tette sono lo specchio dell’anima volete negarci la possibilità di far conoscere agli altri il nostro vero “io”?
Angela Migani Milano
Se fosse vivo Togliatti glielo farebbe vedere lui alla Turco il capello tinto di biondo e il complesso svedese di Wladimiro Guadagno. Come si fa a pensare di rifarsi un’immagine da sobria ministro della Sanità transitando dalla marijuana di Stato al silicone della mutua? «È giusto che sia rimborsato chi armonizza il suo corpo». Così disse la Turco. Un attimo di stupidità o un ddl “in materia di mastoplastica equosolidale”?
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