Dall’Ulivo all’Ulivo?
Dopo un quinquennio trascorso a godersi residenze a Parigi e fattorie in Provenza con gli 86 milioni di euro di buonuscita da Seat-Pagine Gialle, si rivede Lorenzo Pelliccioli, un finanziere simbolo delle privatizzazioni targate Ulivo e che torna in Italia per fare l’amministratore delegato della De Agostini di Novara. Multinazionale che Pelliccioli conosce molto bene, visto che all’epoca della privatizzazione Seat (luglio 1997, governo Prodi, ministro del Tesoro Ciampi), Pelliccioli fu nominato amministratore delegato (settembre 1997) dalla nuova proprietà tra i cui soci figurava proprio De Agostini.
La Seat privatizzata – cioè ceduta dal ministero del Tesoro a un prezzo di due volte inferiore il suo fatturato – era una gallina d’oro, con contratti garantiti fino al 2007. Perciò non saremo mai grati abbastanza ai colleghi Oddo e Pons che ci hanno querelati in penale (e hanno perso la causa) solo perché in questi anni non abbiamo dimenticato il loro scoop (L’affare Telecom, Sperling&Kupfer Editori, 2002) su come furono grandi, per il privilegio di pochi e in molti casi in flagrante elusione fiscale (evidentemente sia a Visco che a Ciampi, all’epoca dev’essere sfuggito il fatto che ben il 56,8 per cento di Seat, cioè la proprietà di un’azienda che aveva sede a Torino, era rappresentato da finanziarie lussemburghesi!) gli affari che si fecero all’ombra dell’Ulivo nel quinquennio 1996-2001.
E di cui la vicenda Seat, come leggiamo nel bel riepilogo di pagina 200 del citato scoop, rimane un caso da manuale: «In poco più di due anni la cordata che si è aggiudicata Seat, pagandola 854 milioni di euro, ha cavato dalla società 935 milioni di euro di dividendi che le hanno permesso di rimborsare i 622 milioni di euro di debiti contratti per l’acquisto, gli interessi passivi, le consulenze alle banche d’affari, gli avvocati e di riscuotere il capitale investito. Se ai dividendi aggiungiamo i 465 milioni di euro ottenuti dalla vendita dell’11 per cento del capitale, pari a una rivalutazione del 255 per cento in due anni, otteniamo un primo bilancio dell’incredibile operazione. Pelliccioli, Drago, Cossutta, Tazartes, Erede: ecco i nuovi finanzieri della seconda repubblica».
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