DAN BROWN NON VIDE MA SCRISSE E NE USCì IL CODICE
Mentre nelle classifiche è ancora presente il Codice da Vinci di Dan Brown, ci si chiede perché il successo del romanzo non si arresti, nonostante la sua trama, che mischia la realtà, fatta di dipinti e monumenti, con le tesi della presunta relazione tra Gesù Cristo e Maria Maddalena. Tra i libri scritti per confutare il romanzo, emerge quello di Giorgio Maria Carbone, per la diversità della sua analisi. Il domenicano non intende smantellare l’impalcatura narrativa dell’opera, né accusare Brown, ma fare chiarezza sulla figura stessa di Maria Maddalena, compiendo un’analisi ordinata e cronologica, allo stesso tempo chiara, concisa e completa.
Carbone non è aggressivo nei confronti dello scrittore e, nella parte introduttiva, dice che il problema del Codice non è che sia noioso, perché è lampante che la trama è avvincente, ma che il punto è che la storia, per procedere veloce e ritmata, si serva di falsità, spacciandole come documenti storici. Ma le uniche fonti storiche da cui poter partire sono i Vangeli.
Il passo seguente è leggere i vangeli apocrifi, trovare i riferimenti nei testi gnostici e nelle parole scritte dai Padri della Chiesa, quindi trattare della diffusione del culto di Maria Maddalena, dai primi secoli dopo Cristo a oggi. Il ruolo e l’immagine originaria di Maria Maddalena si sono trasformate, perché molte volte identificata con altre figure femminili, come l’anonima peccatrice perdonata o l’adultera salvata dalla lapidazione. L’equivoco si è creato per la scarsità dei dati forniti dagli evangelisti, che contrastano con la centralità del suo ruolo: infatti la Maddalena è, prima, spettatrice disperata del sepolcro vuoto e, poi, testimone del Cristo risorto. Il pregio del libro di Carbone è il risottolineare, con l’aiuto delle fonti, due aspetti della figura della santa: l’ovvio legame con il maestro Gesù. E la centralità del suo ruolo nell’annunciazione della Resurrezione di Cristo.
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