Dare più forza all’asse riformatore

Di The Silver Team
10 Ottobre 2002
1) rimettere mano a fi rinnovando la classe dirigente 2) progettare un rimpasto di governo

Il Cavaliere alla fine dovrà prenderne atto e tirare le conseguenze. La latitanza mortificata del maggior partito di governo non è solo un problema di partito ma è già un problema, e grosso, per il governo. Della serie, “dura minga, dura no”. Non è destinato a durare. Stiamo assistendo ad una finanziaria che pur concedendo a molti si trova contro quasi tutti. Si trova contro anche quegli stessi (vedi Confindustria) che hanno largheggiato nel credito. È un problema politico e bisogna farsene una ragione. Dalla finanziaria esce premiato l’asse Tremonti-Bossi-Fini. Godono anche i partitini di centro. Come ha acutamente notato l’economista forzista Renato Brunetta, scompare e si allontana l’asse riformatore della coalizione. Forza Italia si eclissa. Tremonti è spesso presente ai festeggiamenti per le nomine in casa leghista (vedi Rai) per rimarcare la sua distanza da Forza Italia. Per la prima volta nella storia repubblicana le trattative per la finanziaria sono state condotte integralmente dal ministro dell’economia, che solo nell’ultima settimana ha presentato il pacchetto al premier, prendendolo in contropiede e lasciandolo irritato. Il problema è la totale coincidenza tra Berlusconi e il partito. La finanziaria si costruisce come esito delle trattative tra i partiti della coalizione di maggioranza. Il Berlusconi presidente premier del Governo è costretto a penalizzare il Berlusconi presidente premier di Forza Italia. Nelle trattative stanno al tavolo An, Lega e Udc. Per contentare i litiganti Berlusconi non può che cedere quote di quella Forza Italia che coincide con sé leader della coalizione. Ma Forza Italia è l’asse riformatore contro l’asse conservatore e la perdita non è indolore. Berlusconi, che ha sempre sostenuto essere il capitale umano il primo patrimonio di un Paese, ha dimenticato la riforma dell’educazione. Taglia e chiede sacrifici alla Moratti e ridistribuisce ai ministri di An di Ambiente e Agricoltura. è scomparsa anche la riforma della sanità. I ticket galleggiano nel limbo dei tabù. La riforma delle pensioni che sarebbe servita a ripianare e quindi finanziare le riforme strutturali giace probabilmente dimenticata in qualche bacheca assieme a qualche gagliardetto del Milan. In questa debolezza strategica si perdono anche le cose buone che pur sono state fatte: l’innalzamento delle pensioni minime, la diminuzione ancorché parziale delle tasse, lo stop dei finanziamenti a fondo perduto che sono serviti a premiare le partecipazioni finanziarie e non gli investimenti produttivi. Sempre che abbia la voglia di ammetterlo, Berlusconi ha due impegni improrogabili: 1) rimettere mano al partito rinnovando la classe dirigente e inserendo un principio di autonomia reale nella vita di Forza Italia; 2) progettare un rimpasto di governo per ridare dignità alla compagine di Forza Italia. Non la prossima ma quella successiva sarà già una finanziaria elettorale per il primo (europee) di una serie di appuntamenti elettorali a ritmo serrato. Arrivarci con un governicchio che governicchia “non è cosa”. Pensaci, Berlusconi.

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