Date retta all’uomo del secolo
Giovanni Paolo II entra nel venticinquesimo anno di pontificato. Su di lui è stato scritto di tutto. È stato incensato e denigrato. È stato fatto oggetto di innumerevoli biografie. Sembrerebbe non esserci niente da aggiungere. Eppure quest’ennesimo libro è tutt’altro che inutile. L’autore, Jonathan Kwitny, è un autorevole columnist americano. Ha collaborato a lungo col Wall Street Journal, e affronta il pontificato di Karol Wojty_a secondo la miglior tradizione del giornalismo anglosassone: fedeltà alle fonti, sobrietà di stile, indipendenza di giudizio.
«Quello di Kwittny» sottolinea Marco Tosatti nell’introduzione «è un libro laico». È il suo punto di forza. Non ha il problema di attaccare o giustificare questa o quella concezione in materia di fede, di ecclesiologia, di morale. Rimane ancorato ai fatti. E dai fatti emerge la statura di un uomo irriducibile a tutti i tentativi di classificazione in cui hanno cercato di costringerlo. Ha pregato e lavorato per la caduta del Muro, ma non ha stretto nessuna “Santa alleanza” con Ronald Reagan (anzi: l’opposizione di quest’ultimo a Solidarnosc è la più ghiotta rivelazione del libro). Ha richiamato, con il “suo” teologo Michael Novak, le radici cristiane del liberalismo, e insieme ha sempre alzato la voce contro lo sfruttamento del lavoro umano in nome degli interessi del mercato. Ha pregato per le vittime dell’11 settembre e non cessa di richiamare a Washington i limiti della liceità della guerra. Ha ribadito con fermezza inflessibile i capisaldi della dottrina cristiana in materia di morale matrimoniale e di celibato ecclesiastico, e ha buttato all’aria gli schemi dei rituali curiali, andando diritto al cuore dei semplici fedeli. È stato in una sinagoga, è entrato in una moschea, e non ha cessato di proclamare che «il redentore dell’uomo, Gesù Cristo, è il centro del mondo e della storia».
Jonathan Kwitny, L’uomo del secolo, 474 pp. Piemme, euro 19,50
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