Dateci dei maestri non dei computer
Dedicato a tutti quegli insegnanti (e genitori) che in fondo al cuore sono convinti che il problema della scuola non sia quanti computer nuovi sono stati comprati, ma il rapporto tra un maestro e un discepolo; e che però, siccome tutti gridano il contrario, a volte dubitano che forse abbiano ragione gli altri. Ascoltate: «Credo che una buona scuola non abbia bisogno dei computer e che una scuola mediocre non possa trarre vantaggio neppure dal più veloce dei collegamenti a Internet. […] Penso che un bravo professore possa insegnare la propria materia senza nessun supporto multimediale; che il piacere dello studio non abbia niente a che fare con un “apprendimento divertente”; che sia inutile, anzi dannoso, spingere i bambini a collegarsi a Internet […]. Quando insegno astronomia a studenti liceali inizio con una serata sotto le stelle, non con una distribuzione di floppy disk contenenti immagini inviate dal telescopio spaziale Hubble. L’amore per l’astronomia, l’ammirazione per l’universo, inizia guardando il cielo, non bighellonando nel ciberspazio. […] Inserire un grafico computerizzato multicolore in un compito di scienze non garantisce che lo studente abbia compreso e imparato alcunché. […] Grafica eccezionale e massimo impatto, andare a pesca di fatti, imparare con videogiochi anziché con lezioni. Insomma, la tecnologia che rende divertente l’imparare. C’è un però: sono tutte balle». E così via per quasi duecento pagine. Parole di un adepto di uno dei tanti gruppi che negli States vivono senza elettricità e senza auto? No, di uno dei creatori di Internet. «Questo non è un manifesto contro la tecnologia. Possiedo parecchi computer e mi collego regolarmente a Internet. Il mio scetticismo nasce dall’amore che nutro per i computer e dalla speranza che il nostro mondo tecnologico possa adattarsi alle esigenze delle persone piuttosto che il contrario». Leggere, consigliare, diffondere…
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